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Lettera a Pino Aprile

in review/Villaggio Locale : Diario di un hater by

Caro Pino Aprile, seguo con gran interesse la battaglia che lei da anni svolge per rafforzare il senso d’appartenenza della gente del sud mettendo sul piatto la storia vera di una terra a lungo martoriata e continuamente saccheggiata.

La ringrazio profondamente per i suoi articoli e per i libri che ha scritto con l’intento di dare giustizia, al meridione e  alla sua gente.
Dopo aver letto “Terroni”, come hanno fatto tanti altri, ho cominciato ad osservare il quotidiano con altri occhi cercando soprattutto di non colpevolizzare i piemontesi o lombardi di oggi per quello che accaduto più di centocinquanta anni fa,  e guardare più approfonditamente tra la mia gente in questa terra dalla quale le scrivo, una territorio che continua senza sosta a scivolare nelle classifiche di tutti generi, dalla classifica del livello culturale a quella della salute e dell’ambiente.

Vede, caro Pino, mi permetta questa confidenza affettuosa uguale a quella che  rivolgerei ad un fratello, sono un architetto di cinquanta anni che ha nutrito grandi speranze dopo la laurea, coltivando la mia professione e a mia passione per l’arte e la bellezza al fine di dare alla mia terra una luce diversa, non applicando massimi sistemi o teorie astratte, ma cercando di lavorare e vivere onestamente con rispetto sia per le cose che per le persone che mi circondano. Ho deciso, infatti di non emigrare altrove, con un curriculum di tutto rispetto, perché convinto che in Calabria e in particolar modo a Cosenza, la mia città natia e nella quale tuttora vivo, ci fosse tanto da fare e che la resilienza fosse una regola fondamentale e condivisa per costruire qualcosa in questo deserto.

Ho rifiutato sempre di affiancare partiti o movimenti politici, per il semplice motivo che non ho mai trovato chi davvero rappresentasse il mio territorio in maniera sincera e, nella solitudine della cabina elettorale, ho sempre puntato su chi attivamente proponesse modelli concreti di sviluppo, pur avvertendo il sentore di “fumo negli occhi”, ho dato fiducia. Ma quel sospetto, ahimè, nel corso degli anni è stato sempre confermato.

A malincuore, devo constatare che purtroppo pochi sono stati coloro che ho visto con sincerità combattere affinché la propria terra si risollevasse.

Una  terra dove il tutto ruota intorno alla politica anzi, mi correggo conservando il rispetto verso il lemma Politica , tutto ruota attorno ai politicanti, a coloro che della politica ne hanno fatto un mestiere non sapendo fare altro, che sfruttando le condizioni miserevoli delle masse ne hanno fatto un’industria, l’unica vera attività redditizia di questa periferia del mondo.

Quello che penso, a proposito delle condizioni in cui il sud riversa, è che sono proprio i “terroni” i veri traditori, sono proprio parte di qu esto popolo il vero marciume. La vera camorra, la vera ‘ndrangheta, il vero freno allo sviluppo non è solo quello dei brutti ceffi che continuamente vediamo scorrere sulle pagine dei quotidiani o nelle anteprime dei telegiornali.

Il vero malaffare è vicino a noi più di quanto possiamo immaginare. Si annida negli ordini professionali dove democrazia e quindi le regole sono carta straccia, dove i soliti amici si accordano per favorire pochissimi intimi a discapito degli altri, nei municipi dove gli incarichi vengono continuamente dati senza bandi pubblici, concorsi o quant’altro, senza alcuna logica democratica che possa assicurare scelte di merito anziché scambi di favori.

Il marcio sta ovunque, persino nell’arte dove anche se non hai un curriculum sufficientemente adeguato puoi diventare addirittura direttore di un museo, dove anche se non riesci a fare una “O” con l’aiuto del fondo di un bicchiere, se hai le amicizie giuste, puoi persino essere proclamato come il nuovo Giotto.

Ma sta anche nella rinuncia di chi, sopraffatto da un sistema ormai in metastasi, si lascia “violentare” a testa bassa, sta in quelle persone che per il quieto vivere chiude gli occhi dinanzi a vecchie e cattive abitudini. Sta nel silenzio, nella passività delle rivoluzioni da bar che si esauriscono tra un caffè e l’altro.

Ovunque si annidano pezzi di mala carne che farebbero di tutto per uccidere un fratello pur di prendere il sopravvento. Tra quelli che professano diritti per intascare profitti.
In quelli che con la scusa dell’immigrazione ne approfittano per allevare nuovi schiavi.

Cosa fare allora? Scappare? Resistere? Morire?
A cinquant’anni si comincia ad allentare il passo e certamente resistere viene più congeniale. Ma mai scappare e lasciare che questi pochi “eletti” continuino a dissanguare i propri conterranei. Di conseguenza morire anzitempo sarebbe, in fin dei conti, la stessa cosa.

Attraverso la mia associazione, con la quale da più di dodici anni cerchiamo di presentare modelli e progetti di sviluppo alternativi, e in qualche modo rivoluzionari, cerchiamo attraverso l’arte di infondere nel senso comune una sensibilità e uno sguardo diverso. Ora, però, ci troviamo in un punto di stallo dal quale è davvero difficile uscirne.
Fare rete, collaborare è sempre più un tabù. Molti hanno deciso di fuggire, altri preferiscono vivere abbarbicati alle mammelle dei politica affaristica, saltando da un carro di buoi ad un’altro trainato da asini, conservando l’unica vera fede alla quale sono devoti, l’individualismo ortodosso, al solo motto: MORS TUA VITA MEA.

Seppure l’ultima tornata elettorale pare avere finalmente evidenziato un dissentire comune tra la gente del meridione, sento ancora odore di melma, puzza di bruciato. Non credo che questa ultimo esito elettorale sia indice di una vera sollevazione popolare, di un dissenso genuino per lo stato in cui versa il nostro paese.

Nell’esito sortito dagli ultimi scrutini, io vedo un ampia tendenza in crescita della passività con la quale si affidano a terzi le sorti della propria vita, nel cedere ad altri le chiavi del proprio futuro, stando seduti comodamente davanti al televisore o al personal computer, senza alcuno sforzo. Con la testa china verso il telefono cellulare, credendo di fare la rivoluzione via facebook o twitter, lasciando che gli altri subdolamente facciano man bassa dei nostri dati personali manipolando e distorcendo la comunicazione.

Dare la colpa al nord ricco e pappone, ai vecchi della casa reale dei Savoia oltre che al mercenario Garibaldi è, a mio modesto avviso, ormai troppo tardi e fin troppo facile anche se utile.
Il vero nemico, ribadisco, sono proprio i terroni che ogni giorno fanno di tutto per danneggiare la propria terra, dove l’onestà è ancora cosa da sciocchi.

Concludo questo sfogo scusandomi, innanzitutto, delle ovvietà che ho espresso e poi invitandola ad un incontro qui nella mia città, confermando la mia disponibilità nel dare un contributo affinché il mio vicino di casa, il mio prossimo, il mio collega possa vivere meglio, grazie anche alla mia resistenza. Grazie.

Con stima, Francesco De Rose

 

Mario Caciotti: Pittura pura

in Arte/Digest by

#mariocaciotti #ad #pitturapura @mariocaciotti

Il ritorno all’anima e alla bellezza dei tratti sanguigni e super colorati, pieni della terra che lo vede tutti giorni dipingere attivamente dagli anni quaranta. Mario Caciotti, classe 1923 è l’erede naturale di Ligabue o forse di Van Gogh, come asserisce Sandra Loewy del Hurn Museum di Savannah che nel 2006 gli dedica una permanente.

Lontano dai percorsi dell’arte contemporanea dove il sensazionalismo a tutti costi prevale sulla concretezza, l’arte di Caciotti è estremamente vera, materica e per questo non meno sensazionale. Mario dipinge con il cuore e l’anima, con un impasto denso e ricco di sensazioni ed emozioni. Il maestro, che abita e vive a Sesto Fiorentino, ritrae l’umanità, la ferocia dell’animale, i folli, gli ultimi attraverso marroni toscani, rossi accesi e oro, con tratti grezzi ed istintivi.Vibranti e luminose le sue tele ti coinvolgono per la loro semplice e pura bellezza.

Il sito dell’artista qui

Bio

Nato a Calenzano il 24 settembre del 1923Mario Caciotti si diploma in disegno tecnico alla Scuola Industriale Leonardo Da Vinci di Rifredi dove è allievo di Oreste Zuccoli.
Nel 1941, entrato come disegnatore alle Officine Meccaniche Galileo, comincia a dipingere: lo incoraggiano alcuni colleghi, anch’essi interessati alla pittura, poi i fratelli Ennio e Gino Pozzi con i quali espone a Villa Guicciardini, e Umberto Mannini.
Deve però alternare ai pennelli altre attività: trasferitosi a Sesto Fiorentino, aiuta il padre, trasportatore, e negli anni cinquanta modella e produce sculture ceramiche.
Dal 1960 può dedicarsi completamente alla pittura. Fino al ’70 partecipa, spesso con riconoscimenti a numerosi premi e mostre collettive regionali e nazionali: a Firenze nel 1961 (“Mostra Nazionale del Ritratto e Mostra Nazionale arte e sport”), a Roma nel 1964(“I Rassegna Nazionale di Arti Figurative” – Palazzo delle Esposizione), a Milano, a Piacenza e a Bologna nel 1968 (“Mostra Nazionale Arte Sacra” – Antoniano), a Roma 1967 (III Rassegna Nazionele di Arti Figurative – Palazzo delle Esposizioni), a Dizzasco 1968 (Biennale d’Arte Sacra).
La prima presonale risale al 1958 nella Galleria Proconsolo, a Firenze; ne seguira poi una successiva a Sesto Fiorentino nel 1962. Nel 1972 è accolto da Giovanni March nel gruppo Toscana Arte di Livorno.
Esegue in più occasioni opere di destinazione pubblica, come il grande pannello con ‘Interno notturno di bar‘ oggi ad Espelkamp, e di soggetto religioso, fra le quali la ‘Natività‘ nella Chiesa di S. Giuseppe Artigiano di Sesto Fiorentino; la ‘Via Crucis‘ nella Sacra Famiglia di Prato; l’‘Ultima Cena‘ per la Chiesa dell’Ascensione del signore di Firenze; ancune tele che, per volontà di monsignor Antonio Innocenti, arredano la sede del Ss.mo Sacramento in Vaticano; la ‘Via Crucis‘ nel portico del Santuario di Boccadirio.
Nel 1985 le sue tele sono presenti, accanto a quelle di Mannini e dell’amico Otello Fratoni, alla mostra “Cinque pittori di calenzano”, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Calenzano, a cura di Alessandro Parronchi e Giancarlo Gentilini.
Nel 1988 sotto il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Prato, espone 40 opere nella sala Medievale S. Jacopo a Prato; nel 1990 tiene una personale presso il Palazzo Pretorio di Sesto Fiorentino. Esce nel 1996 la monografia curata da Giancarlo Gentilini, accolta nelle biblioteche dei musei Pecci di PratoMoMA di New York, e Prado di Madrid.
Nel 2006 il Comune di Calenzano organizza e ospita una mostra personale dal titolo “Genius Loci”, grazie alla quale Caciotti sarà conosciuto dal curatore del Contemporary Folk Art Hurm Museum di Savannah, in Georgia; la struttura accoglierà nel 2008, in maniera permanente, una ventina di opere dell’artista.
Nello stesso anno e per volontà degli stessi curatori, è uno dei protagonisti di una mostra itinerante intitolata “Tuscany and its People” che durerà due anni e si sposterà all’interno di importanti musei negli Stati Uniti, da Maiami a New York e Philadelphia.
Nel 2008 vengono esposti una serie di dipinti, che hanno per tema le “bestie feroci”. al Museo della Specola di Firenze. Nel 2009 presso la Sala delle Colonne di Pontassieve si tiene la personale del pittore fiorentino intitolata “Un naif espressionista”.
Sempre il Comune di Calenzano ospita dal 2010 una mostra permanente di disegni e dipinti nel palazzo comunale e nella stessa sala consiliare.Nota:
Dal 1969 si dedica al recupero di opere e testimonianze relative all’attività, altrimenti dispersa, di Umberto Mannini. Grazie alla sua dedizione un capolavoro dell’artista verrà esposto in sede permanente presso la Galleria degli Uffizi a Firenze.La sua pittura:
Le sue opere sono ricche di colore, di pennellate intense con cui coglie i dettagli dei volti, della natura, della religione e della vita della sua Toscana. I primi paesaggi hanno toni ambrati e tenui poi la sua pittura si evolve nei colori forti e nelle pennellate energiche.

Micheal Webb: Two Journeys

in Architettura/Libri e riviste by

Two Journeys è la prima monografia completa sul lavoro dell’architetto, artista e membro fondatore inglese di Archigram, Michael Webb. È ampiamente conosciuto per esplorare creativamente i confini delle tecniche del disegno, in particolare la proiezione prospettica, in bellissimi disegni e dipinti di strutture straordinarie. Le ricerche di Webb sugli ambienti costruiti e naturali sono rivelate nel suo studio ventennale sulla proiezione prospettica  e le prime opere, alcune delle quali sono state fatte in collaborazione con Archigram , il leggendario gruppo di architetti d’avanguardia formatosi a Londra negli anni ’60.

La pubblicazione collega quasi 60 anni di lavoro dell’artista a una narrazione sul rapporto tra architettura, automobile e paesaggio. Il lavoro di Webb indaga su queste relazioni usando nozioni di tempo, spazio e velocità, oltre a strumenti di disegno analogici come la matita e il collage, per i pezzi che vengono spesso riprodotti in seguito con colori ad olio. Il libro presenta una prefazione di Kenneth Frampton, saggi critici di Michael Sorkin e Mark Wigley, commenti di Webb e oltre 100 disegni – opere artistiche radicate nel pensiero analitico e strutturate attorno a elementi architettonici e sistemi notazionali.

Michael Webb (nato nel 1937) è un artista e professore di architettura. Nato in Inghilterra, è emigrato negli Stati Uniti nel 1965 e ora vive a Wakefield, RI. Le sue opere sono state esposte presso istituzioni come il Museum of Modern Art, Cooper Union, Storefront for Art and Architecture e l’Architectural League di New York. Il suo lavoro è stato ampiamente pubblicato su libri e riviste, tra cui il Journal of Architectural Education e Architectural Design. Webb è stato premiato con una borsa di studio dal Canadian Centre for Architecture (2010-11), e ha ricevuto una borsa di studio dalla Graham Foundation for the Fine Arts (2014). Ha insegnato architettura e disegno per oltre 50 anni in istituzioni quali l’Architectural Association, il Barnard College, la Columbia University, la Cooper Union, il New Jersey Institute of Technology, il Pratt Institute, la Rhode Island School of Design e la Virginia Tech.

“Se questo è gratis” – Liberato “La bella addormentata nel frigo” di Primo Levi

in Libri e riviste by

Glep – gruppo di liberazione ePub presenta  il progetto

Liberato e distribuito in modo gratuito il libro in formato eBook “La bella addormentata nel frigo” di Primo Levi. Un’azione performativa tra arte e politica che vuole far riflettere il mondo dell’editoria e delle cultura sui sistemi di distribuzione online.

Quest’opera, nel luogo in cui l’abbiamo trovata, non apparteneva né all’autore né a noi lettori, perciò abbiamo forzato il sistema di distribuzione per liberarla.

La liberazione dell’ePub è avvenuta lo scorso 11 novembre con una performance messa in atto da Glep, gruppo composto da anime diverse provenienti dal mondo dell’hacking, della cultura e dell’arte. L’occasione è stata l’evento “Connessioni Caotiche” organizzato dall’hack lab Unit nello spazio di Macao a Milano.

Glep ha violato i sistemi di protezione (DRM) apposti da iTunes sul libro digitale “La bella addormentata nel frigo” concesso in esclusiva da Giulio Einaudi editore al distributore di Apple. L’eBook, come si legge nel sito della casa editrice, “è disponibile in download gratuito”, una dichiarazione che spesso accompagna la distribuzione di molti prodotti e servizi digitali, ma nella quale, come ormai noto, risiedono una serie di contraddizioni e ipocrisie sulle quali si gioca la partita delle libertà e dei diritti personali.

Glep solleva una serie di questioni rivolgendosi agli utenti e indirettamente agli attori culturali, tra i quali ovviamente l’editore Einaudi e la Fondazione Primo Levi.

Perché siamo disposti a svendere le nostre identità per leggere un libro “rilasciato gratuitamente”? È quello che ci troviamo a fare con “La bella addormentata nel frigo”. Per accedere alla pubblicazione è necessario avere un account iTunes collegato allo store di Apple e un device Apple. Il file del libro non può essere scaricato e letto su altri device e non può essere condiviso liberamente con gli altri, perché come utenti Apple siamo profilati, tutto quello che leggiamo, vediamo, ascoltiamo viene schedato insieme ad altri nostri dati. Questo costituisce una delle monete più importanti per un’azienda digitale, un valore che crea profitto nel mercato della compravendita delle identità degli utenti.

Perché stiamo accettando che i libri non ci appartengano più, di non poter più passare un libro a un’altra persona in maniera libera? Perché stiamo accettando che quello che leggiamo venga conosciuto e registrato?
Il possesso dei libri e la possibilità di scambiarli con gli altri, azioni che sono sempre state la base per la creazione di relazioni e la condivisione di saperi, qui vengono negate. I file memorizzati su quei device non ci appartengono, vengono legati con catenacci digitali per essere vincolati agli oggetti con cui li leggiamo.

Glep ha deciso di rendere realmente libera la fruizione dell’opera di Levi, un racconto che è esso stesso metafora di questa situazione: la protagonista offre il suo corpo alla scienza per cieca fiducia nella tecnologia e volontà di accrescere la propria conoscenza. L’incredibile esperienza che vive ha un costo elevato che paga ai proprietari di quella tecnologia: il suo corpo non appartiene più solo a se stessa. Alla fine decide di sfuggire a quella schiavitù.
Allo stesso modo, nell’entusiasmo di sentirci al centro della trasformazione tecnologica ci crediamo soggetti attivi, arricchiti da nuovi stimoli, e dimentichiamo di essere parte di un sistema in cui pochi attori agiscono un potere che ci trasforma in oggetti di scambio.

L’atto performativo comprende anche la creazione di un sito www.autistici.org/glep che ricorda la struttura dell’eBook hackerato, le istruzioni su come replicare l’operazione di liberazione del libro, una serie di spunti di riflessione e approfondimento, e l’eBook stesso, questa volta sì, liberamente scaricabile.

Per maggiori informazioni: glep@autistici.org

KIM Jung Gi: semplicemente uno dei migliori grafici al mondo!

in #questibarbari/Grafica by

Chi è KIM Jung Gi?

Se non lo conosci ancora,  mi permetto di descriverlo in unica una frase: è semplicemente uno dei migliori grafici al mondo!

Ok, ma cosa mi permette di dire questo, quando c’è così tanto talento diffuso in ogni angolo di Internet?
Semplice: Gli artisti stessi, lo dicharano! KIM Jung Gi è infatti molto ammirato da tutti gli artisti grafici che lo conoscono, siano essi provenienti dalla Corea, dalla Cina o dal Giappone.
Ha persino fan in Europa e negli Stati Uniti.

Vedi, KIM Jung Gi ha un’incredibile memoria: qualsiasi cosa vede, è in grado di riprodurla senza alcun aiuto visivo. Non importa se sttia facendo uno schizzo veloce all’angolo di un tavolo o un murale lungo diversi metri, non ha bisogno di fare alcun lavoro preparatorio perché tutto è disposto nella sua testa. Qualunque sia l’angolazione, le sue illustrazioni sono sempre perfette. La sua conoscenza dell’anatomia umana e animale è incredibile!

Il suo eccezionale talento lo porta a essere invitato in tutto il mondo a esibirsi in “Drawing Shows”, in cui disegna dal vivo e davanti ad una folla. Ma piuttosto che dirti altro sul suo conto, lascia che te lo mostri , capirai cosa intendo!

Inoltre, è super gentile e per niente autistico (sì, mi è stato spesso chiesto …). Quindi, cosa si può chiedere di più? (Nel mio caso: avere il suo talento …)

Twisted and evil#DarthVader #StarWars #anakinskywalker #returnofthejedi #lukeskywalker #illustration #drawing #NYCC

Pubblicato da JungGi Kim su Domenica 8 ottobre 2017

KIM Jung Gi – chiariamo subito le cose: KIM è il suo nome di famiglia e 🙂- è un artista coreano nato nel 1975, a Goyang-Si, che si trova nella provincia di Kyongki-Do (Corea del Sud).
Aveva 19 anni quando entrò nella scuola di Belle Arti, dove si specializzò in “Art & Design”.
Ha studiato 3 anni presso l’università Dong-Eui di Busan, sulla costa orientale della Corea. Questa scuola è famosa per i suoi corsi tecnici, ma i 23.000 studenti che hanno studiato insieme a lui potrebbero aver dato anche del materiale per nutrire la sua ispirazione! Come ogni uomo in Corea, ha prestato servizio nell’esercito per oltre 2 anni. Era nelle forze speciali, che gli hanno permesso di memorizzare un numero incredibile di veicoli e armi.

Funny Funny , la prima pubblicazione di KIM Jung Gi, è stata pubblicata sulla rivista Young Jump . Diversi racconti e alcune mostre più tardi, KIM Jung Gi –oKJG in breve😉– ha iniziato ad insegnare manwha (fumetto coreano) nelle università e nelle scuole private.

 

Tra il 2008 e il 2010, ha disegnato i 6 volumi di TLT, Tiger the Long Tail , che è stato scritto da Seung-Jin PARK. Questa storia inizialmente esisteva come un “webtoon” – un fumetto online, che spiega l’insolita composizione delle pagine. TLT è stato successivamente pubblicato in forma stampata da CNC Revolution.

KJG ha pubblicato 5 album da disegno , usciti rispettivamente nel 2007, 2011, 2013, 2015 e 2016. Questi, raccolti tutti insieme, contengono circa 3500 pagine piene di disegni. Ha anche lavorato a SpyGames , un fumetto scritto dal famoso scrittore francese Jean-David MORVAN (pubblicato nel 2014 da Les Editions Glénat). Un altro fumetto che ha disegnato è stato McCurry, NYC, 9/11 , pubblicato nel 2016 da les Editions Dupuis per la versione francese e da Caurette Editions per la versione inglese. La storia, anch’essa scritta da JD MORVAN, parla del fotografo di fama mondiale Steve McCURRY – ricorda la sua foto del National Geographic con la ragazza afgana? – come ha assistito agli eventi dell’11 settembre.
Ha anche lavorato con diverse società di videogiochi e ha collaborato a vari fumetti USA ( Flash , Civil War II…) come cover artist.

KJG ha esposto le sue opere in molti paesi, gallerie (Maghen a Parigi, Scott Eder a New York …) e musei (Penang, Malesia). È nel Guinness World Records , nella categoria Illustration sotto “Il disegno più lungo di un individuo”. Un disco che ha rotto facendo l’ arte di Fisheye !

Al giorno d’oggi, quando non gestisce AniChanga, che è la sua scuola di disegno a Seoul, o lavora per compagnie pubblicitarie coreane, viaggia per il mondo per incontrare i suoi fan e trovare l’ispirazione!

Tradotto dalla bio ufficiale di KIM Jung Gi.

EMIRATES PUNTA SULLA STAMPA 3D PER AIRCRAFT PARTS

in Materiali/review/Tecnologia by

Emirates ha annunciato di aver utilizzato una tecnologia di stampa 3D all’avanguardia per produrre componenti per le sue cabine. La compagnia aerea ha raggiunto una significativa pietra miliare nell’innovazione utilizzando Selective Laser Sintering (SLS), una nuova e innovativa tecnica di stampa 3D per la produzione di video monitor shrouds. Una delle altre realizzazioni recenti è stata la stampa 3D, la certificazione e l’installazione di aircraft cabin air vent grills per prove a bordo. Emirates ha collaborato con 3D Systems, US based 3D printing equipment and material manufacturer and services provider, e con UUDS, European aviation Engineering and Certification Office and Services Provider basato in Francia, per stampare con successo il primo lotto di 3D printed video monitor shrouds usando la tecnologia 3D Systems Selective Laser Sintering (SLS). Questa tecnologia utilizza i laser per legare insieme la plastica in polvere nella forma richiesta definita da un modello 3D ed è diversa dalla tecnica Fusion Deposition Modeling (FDM) normalmente utilizzata per la stampa di parti 3D di velivoli. Il materiale utilizzato per stampare i Video Monitor Shrouds è una nuo0va termoplastica sviluppata da 3D Systems – Duraform® ProX® FR1200 – con eccellenti proprietà di resistenza all’infiammabilità e qualità della superficie, adatta per applicazioni commerciali nel settore aerospaziale.

Video: 3D Systems – Duraform® ProX® FR1200

Uno dei principali vantaggi dell’utilizzo della tecnica SLS è il peso ridotto dei componenti stampati, combinato con l’ottimizzazione delle parti prodotte. I video monitor shrouds stampati in 3D utilizzando la tecnica SLS pesano tra il 9% e il 13% in meno rispetto a componenti fabbricati tradizionalmente o tramite la tecnica FDM. Questo può portare significative riduzioni delle emissioni e dei costi del carburante una volta che l’utilizzo sarà consolidato sull’intera flotta di aeromobili Emirates.

Inoltre con la tecnica SLS è possibile stampare più di un componente alla volta rispetto ad altri metodi di stampa 3D. Questo porta a tempi di produzione per pezzo più rapidi e minori sprechi di materie prime utilizzate per la produzione.

I video monitor shrouds stampati in 3D di Emirates hanno subito una serie di test strutturali, di durabilità, di infiammabilità e chimici e sono anche in procinto di ricevere la EASA certification for airworthiness for aircraft interior cabin parts. Alla ricezione della certificazione EASA, i video monitor shrouds verranno installati su determinati aeromobili della flotta Emirates e verranno monitorati nei mesi successivi per la raccolta dei dati nell’ambito dei test di durata e usura a bordo.

Emirates ha inoltre collaborato con UUDS per lo sviluppo di griglie di ventilazione per aeromobili stampate in 3D che hanno ricevuto la certificazione EASA e sono già state installate sugli aerei per le prove a bordo a fine ottobre 2017.

“Negli ultimi due anni Emirates Engineering ha esplorato attivamente la stampa 3D per i componenti delle cabine degli aeromobili poiché è una tecnologia che può essere utilizzata per ottenere un aumento di efficienza e produttività”, ha dichiarato Ahmed Safa, Emirates Senior Vice President – Engineering Support Services. “Abbiamo lavorato con diversi fornitori per sviluppare prototipi di parti di cabina stampate in 3D, ma alla fine abbiamo deciso di lavorare con 3D Systems e UUDS. La tecnologia che utilizziamo ha il potenziale per fornire parti di cabina con peso ridotto senza compromettere l’integrità strutturale o l’appeal estetico”.

L’utilizzo della stampa 3D offrirà anche una serie di altri vantaggi per Emirates, compresa una gestione più efficiente dell’inventario per migliaia di componenti interni della cabina. Con la compagnia aerea in grado di stampare componenti su richiesta entro un periodo di tempo minore, non sarà più necessario tenere un ampio inventario di componenti di ricambio o avere lunghi tempi di attesa per i componenti di ricambio.

Emirates valuterà le performance e la durata delle 3D printed air vent grills e dei video monitor shrouds prima di lanciarli nella sua flotta. La compagnia aerea continuerà inoltre a perseguire altre opportunità per l’introduzione di componenti stampati in 3D.

(Ufficio Stampa Emirates)

Loblaw: la campagna “Crave More” per il marchio (PC) President’s Choise. Lo stile di vita.

in Digest/Food by
Questa non è l' ikea

Pubblicato da La Centrale dell'Arte su Mercoledì 15 novembre 2017

La campagna multicanale tenta di rendere il PC un marchio che rappresenti uno stile di vita.

la nuova campagna “Crave More” di Loblaw per il suo marchio Presidente Choice (PC), che lancia un modello di stile da perseguire.
Velocità, indifferenza, ognuno chiuso nel proprio, incatenato ai propri ritmi, il tempo una costante che sembra diminuire continuamente, il social-networking al limite dell’automatismo, ognuno chinato verso lo schermo oracolo, dove sembra che, finalmente, il pollice opponibile faccia davvero la differenza con le scimmie. L’invito e a curarsi di più, Crave More, appunto . E allora perché non organizzare una cena condominiale e si va a fare la spesa da Loblaw? E tutti felici e contenti.

Intanto qualcuno, dall’altra parte, si chiede:
Come son curati i maiali dai quali (PC) confeziona le sue gustose salsicce?

 

Sol LeWitt. Between the Lines

in Arte/Digest/Eventi by

Dal 17 novembre 2017 al 23 giugno 2018 la Fondazione Carriero è lieta di presentare Sol LeWitt. Between the Lines, una mostra a cura di Francesco Stocchi e Rem Koolhaas organizzata in stretta collaborazione con l’Estate of Sol LeWitt.

Nel decennale della scomparsa di Sol LeWitt (Hartford, 1928 – New York, 2007), Between the Lines intende offrire un punto di vista nuovo sulla pratica dell’artista statunitense, esplorandone i confini – nel rispetto di quelle norme e di quei principi alla base del suo pensiero – e isolando i momenti fondanti del suo metodo di indagine e dei processi che ne derivano. Attraverso un nutrito corpus di opere che ripercorrono l’intero arco della sua carriera – dai celeberrimi Wall Drawings alle sculture come Complex Form Inverted Spiraling Tower, fino alla serie fotografica Autobiography 1980 –, e partendo dalla peculiarità degli spazi della Fondazione, il progetto espositivo esplora la relazione del lavoro di LeWitt con l’architettura.

Between the Lines si basa su una chiave di lettura forte e innovativa, tesa innanzitutto a riformulare l’idea che sia l’opera a doversi adattare all’architettura, fino ad arrivare a sovvertire il concetto stesso di site­-specific. Con la collaborazione dell’architetto Rem Koolhaas – per la prima volta nella veste di curatore – in dialogo con il curatore Francesco Stocchi, Between the Lines affronta ampi aspetti dell’opera di LeWitt, con l’obiettivo ambizioso di superare quella frattura che tradizionalmente separa l’architettura dalla storia dell’arte e che caratterizza l’intera pratica dell’artista, rivolta più al processo che al prodotto finale, e scevra di qualsiasi giudizio estetico o idealista.

Sol LeWitt – BIO:

Solomon “Sol” LeWitt ([ˈsɒl ləˈwɪt]; Hartford, 9 settembre 1928 – New York, 8 aprile 2007) è stato un artista statunitense.
Nato nella capitale del Connecticut, è stato un artista legato a vari movimenti tra cui l’arte concettuale e il minimalismo.
È famoso per i suoi Wall drawings e le sue strutture, basate su semplici forme geometriche, che non di rado dialogano con l’architettura.
Viveva a Chester ma in Italia aveva una seconda casa: negli anni settanta lavorava a Spoleto in uno studio in centro storico e abitava sulle pendici di Monteluco, dapprima in un eremo di proprietà di Marilena Bonomo, poi in una casa torre acquistata nei pressi della chiesa di San Pietro.

Una scenografia stampata in 3d per il “Fra Diavolo” di Giorgio Barbieri Corsetti

in Italia/Materiali/Roma/Teatro by

Quando l’arte ispira l’industria generando lavoro e prodotti

Siamo sicuri – ha detto Carlo Fuortes – che questa che abbiamo sperimentato qui per la prima volta per costruire delle scene sarà la tecnica del futuro. Del resto la storia dello spettacolo teatrale è sempre stata una storia di invenzioni, di sperimentazione di tecniche e di materiali. Oggi la stampa 3D è già presente in tutti i lavori di progettazione ma anche di costruzione di elementi in vari ambiti produttivi. Qui per la prima volta, grazie all’impegno e al lavoro di WASP, è impiegata per costruire la scenografia di un’opera”.

La sfida che ci è stata proposta dal Teatro dell’Opera era molto rischiosa. – ha detto durante la conferenza Massimo Moretti fondatore di WASP – Non era mai accaduto che la stampa 3D venisse applicata a un materiale così grande. La plastica che usiamo normalmente ha un costo enorme, se viene rapportato ai 1500 Kg della scenografia da produrre. Ci siamo rivolti allora a una materiale ricavato dal mais, naturale e che può essere facilmente riciclato: il giorno in cui questa scenografia non servirà più la si potrà triturare e riusare per una nuova e diversa opera. Per questo lavoro abbiamo preso in affitto un capannone vicino alla nostra sede, adesso è nostro e siamo l’unico service di stampa 3D capace di produrre oggetti di grandissime dimensioni. Questo del Fra Diavolo è un caso in cui è l’arte a trascinare l’industria e apre a nuove creazioni e a nuove possibilità di lavoro”.

Note della wasp:

L’impresa è cominciata con la consegna, da parte dello scenografo, di un modello 3D raffigurante due edifici storici deformati, due grandi facciate con finestre e terrazzi, simili a un quadro di Dalì: la percezione deformata della realtà è un elemento centrale dell’opera, che necessariamente si rispecchia anche nella sua struttura scenografica. Il regista, sostenuto dal sovrintendente dell’Opera di Roma, Carlo Fuortes, che ripone grande fiducia nell’utilizzo della stampa 3D per lo studio e l’allestimento scenografico, ha dunque scelto la stampa 3D come mezzo per ottenere al meglio il risultato desiderato.

Il modello 3D si presentava come un blocco unitario, ed è stato necessario suddividerlo in 223 pezzi che potessero rientrare nelle dimensioni di stampa della DeltaWASP 3MT, ovvero un cilindro di 1 metro x 1 metro. Il materiale utilizzato è PLA colorato di pigmento bianco.
Per affrontare il lavoro, il team WASP ha costruito 5 stampanti, utilizzate a pieno ritmo durante questi tre mesi nel nuovo capannone dove è stato realizzato questo progetto dalle dimensioni fuori dal comune.

 

Fra Diavolo 8 – 21 ottobre 2017 Teatro dell’Opera di Roma
Musica di Daniel Auber Opéra-comiqueL’opera:

Fra Diavolo
Libretto di Eugène Scribe
DIRETTORE Rory Macdonald
REGIA Giorgio Barberio Corsetti
MAESTRO DEL CORO Roberto Gabbiani
SCENE Giorgio Barberio Corsetti e Massimo Troncanetti
COSTUMI Francesco Esposito VIDEO Igor Renzetti, Alessandra Solimene, Lorenzo Bruno
COREOGRAFIA Roberto Zappalà LUCI Marco Giusti
INTERPRETI PRINCIPALI FRA DIAVOLO John Osborn
LORD ROCBURG Roberto De Candia
LADY PAMELA Sonia Ganassi
LORENZO Giorgio Misseri
MATTEO Alessio Verna
ZERLINA Maria Aleida / Anna Maria Sarra
GIACOMO Jean Luc Ballestra
BEPPO Nicola Pamio Orchestra,
Coro e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma

Gunkanjima: l’isola che non c’è

in Itinerari/Luohi abbandonati/Video by

Gunkanjima è un’isola abbandonata nella prefettura di Nagasaki. L’isola è famosa per l’aspetto incredibile: circondato da un muro di mare, è un’intera città abbandonata con enormi edifici in cemento. Il nome originale dell’isola è Hashima ma è meglio conosciuto come Gunkanjima (isola della Battaglia) perché sembra una nave da guerra militare. È diventato ancora più conosciuta dopo una versione digitale contenuta nel film James Bond Skyfall . Gunkanjima è diventata patrimonio mondiale dell’UNESCO il 5 luglio 2015.

CHE COSA È GUNKANJIMA
Gunkanjima era una miniera di carbone sottomarina situata su un’isola, acquistata da Mitsubishi nel 1890 da un signore feudale. Gli alberi delle miniere furono scavati e venne costruito un villaggio  su alcune terre  bonificate. L’isola è cresciuta in dimensioni. Il primo edificio (blocco 30) è stato completato nel 1916 con il cemento armato  arrivato dal Giappone. Il villaggio è diventato rapidamente una città che sembra un mostruoso mostro di calcestruzzo. Nel 1959, questa piccola isola aveva la più alta densità di popolazione sulla Terra: 5.259 residenti (7.301 persone / km2)! Ma quando il petrolio cominciò a sostituire il carbone, i minatori e altri residenti cominciarono a lasciare l’isola, che finalmente venne chiusa nel 1974. Mitsubishi l’ha consegnato a Nagasaki nel 2001 e dal 2009 è stato aperta a gite pubbliche. Nel 2015, Nagasaki ha annunciato che i principali edifici di Gunkanjima devono essere mantenuti.

Un tour virtuale a Gunkanjima

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