Category archive

In Galleria/Selezioni

Artisti selezionati.

Backgrounds#5: Carla Ciuffo – da Nashville sino ai confini del mondo fotografico

in Artist Monitor/Backgrounds/Fotografia di

http://www.carlaciuffophotography.com/

http://www.ciuffo.works/

Newyorkese trapiantata a Nashville dove vive ormai da circa sette anni. Il suolavoro si colloca a metà tra la narrativa l’illustrazione, la fotografia e il collage. Le immagini sono ridotte ad elementi più elementari, la luce e la consistenza. I dettagli sono tolti e poi integrati nell’opera d’arte per dare forma a nuovi lavori compositi.
Sempre analizzando l’enigma dell’essere umano, costruisce e decostruisce continuamente i confini del mondo fotografico. Destinatario del Woman Art Award 2017, per il Women’s Essence Show, Espace Cominnes, Parigi, Francia, il mio lavoro si può trovare in collezioni e installazioni aziendali negli Stati Uniti e in Europa.

 

Vlatka Horvat: Surroundings

in Arte/Europa/Eventi/In Galleria/Selezioni di

SURROUNDINGS
VLATKA HORVAT

Inaugurazione lunedì 20 novembre 2017 ore 18.30

Renata Fabbri arte contemporanea è lieta di presentare Surroundings, la prima mostra personale in Italia e in galleria dell’artista croata Vlatka Horvat.

Nella mostra, che prende spazio all’interno di tutti i locali della galleria, Vlatka Horvat indaga la linea dell’orizzonte come potente e contraddittoria metafora; da una parte limite spaziale e confine, dall’altra meta a cui si aspira di giungere. Attraverso le opere realizzate con diverse forme e media – fotografie alterate, collage, sculture e fragili interventi ambientali – l’artista rende l’orizzonte confine liminare tra spazio e visibilità, segno o luogo di azioni in potenza future.

Utilizzando semplici gesti con i quali spesso lavora – tagliare e sottrarre, per poi ricollocare le parti degli oggetti e delle immagini, o ripararli con mezzi apparentemente inadeguati – Vlatka Horvat costruisce nuove e improvvisate incarnazioni dell’essere umano, del paesaggio, e di oggetti una volta funzionali. In tutte le opere presentate in mostra, l’artista segue dichiaratamente la duplice logica del connettere o interrompere linee particolari nelle immagini originali, nello spazio fisico, e negli oggetti di uso quotidiano – sottolineando e rendendo visibili alcune caratteristiche formali e materiali degli oggetti stessi che Vlatka Horvat dapprima “smantella” per poi ricostruire, seppur evocando il loro immaginario e le possibilità di associazione tra di essi.

Attraverso la mostra Surroundings, l’artista rielabora, a più riprese, la linea come elemento centrale della composizione, per incorniciare e rendere leggibile la presenza umana nello spazio. La considera sia metodo per tracciare la nostra presenza, che traccia lasciata dalla nostra esistenza. In aggiunta al suo significato formale – la sua funzione di delimitare lo spazio, demarcare i limiti e tracciare traiettorie – la mostra si focalizza sulla linea anche come metafora di continuità, infinitezza, distanza, nonché segno del futuro, della possibilità e della fine.

La mostra prosegue fino a sabato 20 gennaio 2018.

BIOGRAFIA:

Vlatka Horvat lavora attraverso un’ampia sfera di forme, scultura, installazione, disegno, performance, fotografia e testo. Ha presentato le sue opere in vari contesti – in gallerie, teatri, festival di danze e luoghi pubblici. Ha avuto mostre personali in istituzioni quali il Museums Sheffield (collaborazione con Tim Etchells), Wilfried Lentz Gallery (Rotterdam), CAPRI (Dusseldorf), Zak|Branicka Gallery (Berlin), MMC Luka/Galerija SC (Pula/Zagreb), Disjecta Contemporary Art Center (Portland), annex14 (Zurich), Boston University Art Gallery, Rachel Uffner Gallery (NYC), Bergen Kunsthall, the Kitchen (NYC). Le sono stati commissionati dei progetti di arte visuale dal Bard Center for Curatorial Studies (upstate NY), Bunkier Sztuki (Krakow), Art in the Public Space program of the City of Zurich, Kunsthalle Osnabrück, Marta Herford Museum, MGLC Ljubljana, VOLT (Bergen), the 53rd October Salon (Belgrade), Stroom (the Hague), Aichi Triennale (Nagoya), “Greater New York” at MoMA PS1 (NYC), Galerija Skuc (Ljubljana), the 11th Istanbul Biennale, le sue performance sono state riprodotte a livelli internazionale in teatri spazi di danza e festival. Dopo 20 anni in USA, vive e lavora a Londra.

www.vlatkahorvat.com

SCARICA COMUNICATO STAMPA

SCHEDA TECNICA:

Sede: Renata Fabbri arte contemporanea – Via A. Stoppani, 15/C – 20129 Milano
Contatti: info@renatafabbri.it – ph. +39 02 91477463
Mostra: Surroundings – Vlatka Horvat
Periodo espositivo: 21 novembre 2017 – 20 gennaio 2018
Inaugurazione: lunedì 20 novembre 2017 ore 18.30
Orari: martedì – sabato dalle 15.30 alle 19.30 – mattina e lunedì su appuntamento
Organizzazione e ufficio stampa: Renata Fabbri, Renata Fabbri arte contemporanea, Milano

Pietro Consagra: “La Materia Trasparente” allo Spazio Comel

in In Galleria/Selezioni/Painting/Scultura di

LA MATERIA TRASPARENTE

SCULTURE GRAFICHE DISEGNI DI PIETRO CONSAGRA

dal 2 al 28 dicembre 2017

Spazio COMEL Arte Contemporanea Via Neghelli, 68 – Latina

Dopo l’esposizione dedicata ad Alberto Burri nel 2015 e ad Afro nel 2016, lo Spazio COMEL Arte Contemporanea di Latina ospita un altro grande maestro del ‘900 con la retrospettiva La Materia Trasparente, Sculture Grafiche Disegni di Pietro Consagra.

Tra i maggiori esponenti dell’astrattismo internazionale, Pietro Consagra (1920-2005) è stato un artista a tuttotondo: scultore apprezzato in tutto il mondo, abile nel disegno e nella grafica, fu inoltre teorico dell’arte e scrittore. Le sue opere, la sua personalità e la sua poetica hanno attraversato le fasi principali dell’arte internazionale del XX secolo. Spregiudicata e rivoluzionaria è la sua idea di scultura: non più protagonista tridimensionale dello spazio, ma dall’impatto frontale e in stretta connessione con l’osservatore.

La retrospettiva ripercorre l’attività artistica del maestro dal 1958 al 2003 attraverso 31 opere, provenienti da collezioni private e in parte dell’Archivio Pietro Consagra: in esposizione pezzi di media grandezza in bronzo, argento, marmo, granito, ottone, acciaio, alluminio e inoltre tempere, acrilici, acqueforti, acquetinte, litografie e disegni.

Un percorso che si snoda in tre principali periodi che hanno visto lo scultore utilizzare i materiali più diversi e passare con successo da una tecnica all’altra, raggiungendo risultati sempre più raffinati e dal prorompente umanesimo. Presso lo Spazio COMEL sarà disponibile il catalogo della mostra con testo critico di Giorgio Agnisola, curatore scientifico della mostra.

L’esposizione, che sarà inaugurata sabato 2 dicembre, è organizzata da Antonio Fontana e i fratelli Maria Gabriella e Adriano Mazzola con la preziosa collaborazione della Professoressa Gabriella Di Milia Consagra dell’Archivio Consagra di Milano.

La famiglia Mazzola da anni porta avanti un progetto culturale di promozione dell’arte contemporanea, attraverso retrospettive come questa, mostre di artisti contemporanei, e l’organizzazione di un premio internazionale “Premio COMEL Vanna Migliorin Arte Contemporanea” dedicato all’alluminio.

PIETRO CONSAGRA – Brevi cenni biografici

Pietro Consagra (Mazara del Vallo 1920-Milano 2005) ha toccato, tutti gli aspetti della creazione artistica. Ha infatti creato sculture – l’attività per la quale è rinomato -, ha dipinto quadri, ha disegnato (ogni sua scultura nasce da un disegno), ha sperimentato nuove tecniche, ha scritto versi e prose con instancabile vis polemica ed ha inoltre eretto edifici, creato gioielli e installazioni urbane. Sin dal 1948, afferma un nuovo concetto di scultura in cui l’ubicazione assume il valore di elemento plastico e raggiunge un’intensità espressiva che la critica definisce “astrazione psicologica”. Ottiene i primi riconoscimenti internazionali nella Peggy Guggenheim Collection di Venezia nel 1949, alla Biennale di San Paolo del Brasile nel 1955 e nel 1959, a Documenta di Kassel nel 1959 e nel 1964, ed alla Biennale di Venezia del 1956 e del 1960 anno in cui riceve il premio per la scultura. Invariato rimane in Consagra il procedimento di costruire l’opera collegando elementi singoli in una sintesi complessa e articolata, e sempre, egli stabilisce un “rapporto diretto, frontale appunto, con lo spettatore”.

 

INFO:

LA MATERIA TRASPARENTE, SCULTURE GRAFICHE DISEGNI di PIETRO CONSAGRA

Cura scientifica di Giorgio Agnisola

Promossa e organizzata da Maria Gabriella Mazzola, Adriano Mazzola, Antonio Fontana

Dal 2 al 28 dicembre 2017

Orari: tutti i giorni dalle 17.00 alle 20.00 (chiuso 25 e 26 dicembre)

Spazio COMEL Arte Contemporanea, Via Neghelli 68 – Latina

Ingresso Libero

Contatti: www.spaziocomel.it | info@spaziocomel.it | 0773.487546

Olia Svetlanova

in Artist Monitor/Fotografia di
Presenza e contemporanea assenza, mondi paralleli e intonazioni cyberpunk, fluidi e sensualità. Le foto di Olia Svetlanova ci riportano in luoghi e mondi paralleli come forse Philip Dick avrebbe potuto ancora descrivere.
Olia nel mondo fatto di carne ed ossa non esiste, essenza impalpabile rappresenta la fragilità e l’inconsistenza della rappresentazione di noi stessi nella rete. Il non luogo dove i nostri desideri sembrerebbero prendere forma, dove la nostra sensualità si mostra nella veste migliore. Olia ci mostra la sua essenza, la sua consistenza, la sua verità e non c’è altro da scoprire.
Olia it’s me
here on fb
it’s my identity on the web
and for the last images i was only try to build my robotic lovers
it’s a work in progress.

Backgrounds#4: Pietro Mancini

in Artist Monitor/Backgrounds/Fotografia/In Galleria/Selezioni/Visual di

Nato a Tropea 68 (V.V.) lavora e vive a Pomezia – Roma.
Ideatore e Coordinatore di “ Officina Tom” , gruppo creativo
nato in collaborazione con gli utenti dei Dipartimenti Diurni di Salute Mentale di Pomezia, Anzio e Velletri
Laurentina . Un progetto che mette in relazione arte e disagio psichiatrico.

“La poetica di Mancini affonda le radici nel profondo dell’essere umano, rappresentato spesso con immagini di adolescenti, perché in essi la lacerazione, il distacco, l’allontanamento dalla pura bellezza dell’essere e dell’esistere appaiono maggiormente evidenti e codificabili rispetto agli adulti che, pur vivendo quotidianamente questa dicotomia, si sono costruiti strutture e sovrastrutture capaci di nascondere il loro male di vivere. L’artista miscela sapientemente simboli appartenenti a linguaggi espressivi diversi e all’apparenza non conciliabili, rimanendo sempre ancorato solidamente alla geometria, che conferisce una stabilità iconica all’immagine e rappresenta l’unica attuale certezza. Le sue opere sono puntuali documenti di attimi, di minuti, di ore, di giorni o di anni, e pur mantenendo salda al loro interno la scelta dell’autore di fissare e dare testimonianza del vissuto contemporaneo, con elementi legati al XXI, appaiono connotate da un’atemporalità straniante”.
(Adriana Conconi Fedrigolli)

Davies Zambotti

in Artist Monitor/Fotografia di

La nostra ricerca di talenti continua senza sosta e spesso, in questo viaggio nell’arte e nella cultura contemporanea, è facile imbattersi in  vere e proprie perle. Oggi vi raccontiamo del lavoro di Davies Zambotti, regista e fotografa torinese. Ciò che ha attirato la nostra attenzione, in particolar modo, sono stati alcuni scatti del progetto “Chiamata Interurbana” dove le qualità visive  e la sensibilità dell’artista versoi piccoli “interstizi” della vita quotidiana, danno vita ad una visione poetica di grande spessore. In questo lavoro fotografico emergono le doti estetiche e immaginifiche che Davies ha affinato durante il suo percorso artistico.
Accompagnate da una serie di versi, le immagini prendono vita tanto da entrare nel film della vita di ognuno di noi.
Istanti, fotogrammi come istantanee del vuoto e della nebbia che spesso ci travolge e ci separa.
Davies Zambotti esplora il paesaggio urbano come elemento onirico, protagonista e non sottofondo. Nei suoi scatti l’uomo è presenza dissolta, quasi evanescente.

Ho provato a chiamarti,
un’interurbana, forse, ma troppa era la nebbia.
Dense le parole filtrate da fredda plastica.
E’ giorno? E’ il giorno?
Tanta è la notte che ci separa,
ti troverò?
Troppo il silenzio affollato sui fili dell’intimità.
Facciamo a metà di questo vuoto troppo ingombrante da indossare.
Fra le case dorme lo spazio,
lontano si spegne una luce che perpetua arriva a bagnarci la pelle.
Quanto ti sorprende? Amo ancora essere sorpresa?
Non è mai passato un giorno in tutti questi anni.
Chiuderò questa chiamata,
lascerò che si perda,
lascerò che scorra, che arrivi e poi riparta.
La lascerò mentre mi raggiungo
attraverso il vapore del cielo,
le assonanze del mondo.

Davies ci spiega: “Il mio lavoro consiste nella continua ricerca di un invisibile e impossibile “certezza” umana.
Non siamo concreti e tangibili, dobbiamo fare i conti con l’ambiente, la cultura e le abitudini in cui cresciamo anestetizzandoci e plasmandoci secondo dei modelli prestabiliti.
Nella mia ricerca cerco di spostare lo sguardo su altri spazi, dove l’incertezza diventa l’habitat della vita umana.
In modo sempre diverso frugo fra gli interstizi del quotidiano portando a galla ciò che si vorrebbe nascondere, che ci fa sentire fragili, nuovi mondi che ci riflettono, di cui vorremmo ma non possiamo negare l’esistenza.
Nel mio lavoro è fondamentale lo stato d’animo interiore, la distanza, il silenzio, l’ombra, la memoria e le dissonanze, voci che arrivano da lontano e rimangono impresse nei miei scatti. Ricordi di un futuro che è già passato”.

Bio:

DAVIES ZAMBOTTI è una Regista/Fotografa che ha lavorato in molti set cinematografici, tra cui “Sorelle Mai” di Marco Bellocchio, “I Galantuomini” di Edoardo Winspeare, “The International” di Tomy Tykwer.

Attraverso i suoi lavori personali, ricerca e analizza l impossibilità della certezza umana, utilizzando il video e la fotografia come un microscopio, una lente con cui poter osservare le ombre fra gli interstizi del quotidiano.

Dopo il Liceo Artistico ha studiato Pittura presso l’accademia “Albertina” di Torino,
Regia e Produzione Audio/Video a Milano e partecipato ad una Masterclass tenuta da Marco Bellocchio.

Lavora fra Torino, Milano e Venezia.

Il sito dell’artista

Backgrounds#2: Jiro ISHIKAWA

in Backgrounds/Grafica/Illustrazioni di

Jiro ISHIKAWA: 1967 Nato a Tokyo, Giappone. Illustratore/ disegnatore di fumetti con sede a Tokyo.
Editore di fumetti della serie “Wr!” “のぶお物語/Nobuo monogatari”. Ispirato all’arte fumetto d’avanguardia di Nemoto Takashi, ha iniziato a presentare le sue opere a “ガロ/Garo”(青林堂/Seirindo), la leggendaria rivista di fumetti underground.
Nel 1987 ha debuttato con la pubblicazione di “uomo uccello / Toriningen” e pubblicato il suo primo libro “Miin di Jiro-chan / Miinna Jiro- Chan “(blu Hayashido / Seirindo). Dopo questo ha lavorato come fumettista e illustratore per alcuni anni, ha prodotto piccolo-stampa libri di fumetti, illustrazioni e saggi. Nel 2009 ha pubblicato il suo secondo libro” Giro “(Taco-che ).

 

Una sua Mostra a Montpellier a La Jetée il 13 aprile, l’evento è promosso qui

http://jiroishikawa.tumblr.com/

Belgrado: A War of Memories. Per non dimenticare

in Belgrado/Europa/Fotografia/Itinerari/Serbia di

Fotografi documentano Bosnia ‘War of Memories’ Una mostra di immagini di due fotografi bosniaci che offre immagini forti di monumenti a persone di tutti i gruppi etnici che sono stati uccisi durante la guerra in Bosnia Erzegovina.
La mostra, ‘A War of Memories – luoghi di sofferenza e di ricordo della guerra in Bosnia-Erzegovina’, che ha aperto il Giovedi a Belgrado, dispone di 51 immagini di memoriali alle vittime dei principali gruppi etnici tutto della Bosnia – bosniaci, croati e serbi.

Fonte: http://nenasilje.org/en

Vai su
X
X
X