Quando l’installazione diventa paesaggio: The Jellyfish al MUSE – tra materia, arte e crisi ambientale

Matteo Boato e Sara Metaldi, The Jellyfish, 2025 – MUSE Museo delle Scienze di Trento

Arte e ambiente si incontrano in un’opera che non si limita a essere vista, ma attraversata.
The Jellyfish, installazione realizzata da Matteo Boato e Sara Metaldi per il MUSE – Museo delle Scienze di Trento, sospende nell’aria la leggerezza di una medusa costruita con acciaio inox, plastica riciclata e plexiglass, trasformando la hall del museo in un paesaggio sospeso tra acqua, luce e memoria.

Una forma che respira con la luce

Dettaglio dell’installazione

La struttura, grande circa 2×4 metri, è attraversata da un sistema di illuminazione integrata che ne amplifica le trasparenze e i riflessi, simulando il moto fluido dell’acqua.
Boato e Metaldi costruiscono così una metafora visiva della trasformazione ambientale: la medusa, essere antico e adattivo, diventa simbolo di resilienza e mutazione. In un mare sempre più caldo e acido, dove alcune specie prosperano e altre scompaiono, l’opera invita a riflettere sulla fragilità degli ecosistemi e sul ruolo dell’uomo nella crisi climatica.

Tra arte e scienza

Installazione nella hall del MUSE

The Jellyfish non è solo un oggetto estetico, ma un dispositivo di consapevolezza: una forma artistica che dialoga con la ricerca scientifica e ne traduce i dati in esperienza sensibile.
Come spiegano gli autori, il progetto nasce per “rendere visibile ciò che spesso rimane invisibile: i cambiamenti silenziosi che avvengono nel mare e, per riflesso, dentro di noi”.

L’opera diventa così paesaggio sensibile, luogo di passaggio tra arte, natura e conoscenza, dove la trasparenza dei materiali racconta la permeabilità del mondo contemporaneo.

Info e dettagli: MUSE – The Jellyfish Art Installation 2025
Credits: Matteo Boato, Sara Metaldi – Exibart.com

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