Zhanna Kadyrova: quando le piastrelle diventano abiti – l’opera “Second Hand” tra architettura e memoria urbana

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L’artista ucraina Zhanna Kadyrova trasforma piastrelle recuperate da edifici dismessi in sculture a forma di abiti. La serie “Second Hand” riflette sul rapporto tra architettura, memoria urbana e corpo.

Nel panorama dell’arte contemporanea internazionale, Zhanna Kadyrova (nata a Kiev nel 1981) è conosciuta per un linguaggio artistico che unisce scultura, architettura e memoria urbana. Il suo lavoro si sviluppa attraverso l’uso di materiali tipici dell’edilizia – cemento, mosaico, pietra e soprattutto piastrelle ceramiche – trasformati in opere capaci di raccontare la storia dei luoghi da cui provengono.

Tra i progetti più significativi dell’artista vi è “Second Hand”, una serie di sculture iniziata nel 2014 in cui vecchie piastrelle recuperate da edifici dismessi vengono assemblate per creare abiti: vestiti, pantaloni, camicie e altri capi di abbigliamento.

Questi oggetti sembrano appartenere alla vita quotidiana, ma in realtà sono impossibili da indossare. Realizzati con materiali rigidi e pesanti, diventano sculture che evocano la presenza del corpo umano senza mai mostrarlo.

“Second Hand”: abiti impossibili fatti di città

L’idea della serie nasce durante una residenza artistica a San Paolo in Brasile, dove Zhanna Kadyrova rimane colpita dalle facciate rivestite di piastrelle decorative tipiche dell’architettura locale.

Da quel momento l’artista inizia a raccogliere piastrelle provenienti da edifici abbandonati o in trasformazione. Ogni frammento porta con sé una storia: fabbriche dismesse, strutture pubbliche, architetture moderniste dell’Europa dell’Est o infrastrutture urbane ormai inutilizzate.

Questi materiali vengono poi tagliati e assemblati fino a creare abiti tridimensionali. Spesso le opere sono esposte su grucce o appese a fili come panni stesi, creando installazioni che ricordano scene di vita domestica urbana.

Il contrasto tra forma e materiale genera un effetto potente:

  • gli abiti evocano il corpo e l’intimità,
  • le piastrelle richiamano l’architettura e la città.

Memoria urbana e trasformazione dei materiali

Uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Zhanna Kadyrova è il rapporto con la memoria dei luoghi.

Le piastrelle utilizzate non sono semplici materiali decorativi, ma frammenti di architettura reale. Provengono da edifici che hanno avuto una funzione nella vita quotidiana delle persone: fabbriche, stazioni, hotel o complessi residenziali.

Trasformando questi materiali in abiti, l’artista crea una sorta di archivio scultoreo della città. Ogni opera diventa una testimonianza della trasformazione urbana, della perdita e della ricostruzione degli spazi.

Il corpo assente

Nella serie Second Hand il corpo umano è sempre evocato ma mai presente. Gli abiti sembrano appena tolti o pronti per essere indossati, ma la rigidità del materiale rende impossibile questa azione.

Questo paradosso mette in evidenza una riflessione più ampia:
l’architettura e gli oggetti della città conservano le tracce della vita umana anche quando le persone non ci sono più.

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