«The trees will be cyborgs» — gli alberi saranno cyborg. Con questa frase provocatoria, il paesaggista belga Bas Smets racconta al Financial Times la sua visione radicale: un futuro in cui le piante non sono semplici elementi decorativi, ma agenti attivi, capaci di interagire con il contesto urbano e ambientale.
Bas Smets
Un nuovo paradigma progettuale
Per decenni, il paesaggio è stato trattato come sfondo dell’architettura, un contorno verde utile a rendere gli spazi più accoglienti o “naturali”. Oggi questo paradigma si ribalta: suolo, clima, radici, chiome e acqua diventano strumenti di progetto al pari di cemento, acciaio o vetro.
Bas Smets propone una visione multispecie in cui il paesaggio agisce: regola il microclima, assorbe e filtra l’acqua, produce ombra, genera habitat e dialoga con l’architettura e con le persone. Il progetto non finisce con la costruzione, ma evolve nel tempo — proprio come un organismo vivente.
Buildings Biospheres – Padiglione Belga della Biennale di Architettura Venezia
Intelligenza vegetale e spazi ibridi
Nei suoi progetti, Smets integra sistemi tecnologici e vegetali in modo da creare spazi ibridi e adattivi. Le piante diventano veri e propri “sensori viventi”, capaci di reagire al caldo, alla luce o all’umidità. Questo approccio apre a una nuova relazione tra progettista e ambiente: non più dominio, ma collaborazione.
Implicazioni per le città europee
In Europa — e in Italia in particolare — questa prospettiva può avere un impatto straordinario.
Nelle città storiche, il paesaggio intelligente può diventare strumento di rigenerazione urbana, migliorando comfort ambientale e resilienza climatica.
Nei nuovi interventi, consente di progettare ecosistemi urbani dinamici, capaci di crescere e trasformarsi nel tempo.
Per le politiche pubbliche, offre una base scientifica e poetica per mettere la natura al centro del progetto urbano.
Buildings Biospheres – Padiglione Belga della Biennale di Architettura Venezia
Verso un paesaggio attivo e condiviso
La lezione di Bas Smets ci invita a cambiare prospettiva: progettare con la natura, non per la natura. L’architettura del paesaggio non è più solo estetica, ma ecologia applicata, scienza e immaginazione intrecciate.
In questo scenario, il paesaggista diventa un mediatore tra mondi: umano e vegetale, tecnologico e naturale, urbano e ambientale. E il paesaggio stesso diventa protagonista.