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PPP amore e lotta. Domenica 4 dicembre al teatro comunale di Mendicino (CS)

PPP amore e lotta. Dico il vero”, il Primo Studio  teatrale prodotto da Globo Teatro Festival a cura di Matteo Tarasco. Dal testo di Katia Colica che ha realizzato un delicato innesto tra la sua drammaturgia originale e alcuni passi della poetica di Pasolini, in un palcoscenico privilegiato, quello di Parco Ecolandia (Sala Spinelli), si realizza una visione intima e familiare.

Con Americo Melchionda (Pier Paolo) Maria Milasi (la madre) Andrea Puglisi (Guido Pasolini), lo spettacolo è in programma COME ULTIMO SPETTACOLO della rassegna Sguardi a Sud Domenica 4 dicembre alle ore 18,00.
Le musiche saranno a cura di Antonio Aprile, i costumi di Malaterra, la scenografia di Melis-Lazzaro.

«Questo Primo Studio di un percorso più articolato, che vedrà un debutto nel futuro prossimo – racconta il regista Matteo Tarasco – non vuole essere semplicemente un omaggio alla memoria di Pier Paolo Pasolini, ma si configura come un viaggio nella memoria di tutti noi. L’autrice Katia Colica ci chiede di ricordare e ci rammenta il valore della memoria e la forza della poesia.

In bilico su un delicato equilibrio, si indaga l’universo familiare mettendo in luce per la prima volta sulla scena Pier Paolo Pasolini poeta, figlio, fratello e il rapporto con la madre Susanna e il fratello Guido, morto ammazzato nella guerra partigiana ancora giovinetto. “PPP Amore e lotta – Dico il vero”, ci invita a lottare per il nostro amore e ad amare la lotta, sempre».

L’attore è in scena – da spettro? reale? – L’ambiguità non ambisce a essere chiarita. Potrebbe essere appena stato ucciso, Pier Paolo, all’interno di quella confusione senza tempo che immaginiamo addosso ai defunti che non riescono a lasciare il corpo mortale per avviarsi verso il metafisico:

(…) Le parole che si perdono e non si trovano più, questa luce dei fari. L’ultimo bacio di mia madre, la strada giusta, la strada giusta per mio padre. Puzzo di frenata. Correre in sogno. Le vetrinette in salotto, le pacche sulla spalla. I fanali che pizzicano gli occhi, un riparo qualunque. Il freddo preso da chi ti aspetta alla stazione. Alzo il finestrino ché piove.

The Barbarian

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