Smart city : Smart People? – Terza parte

in Appunti/Villaggio Locale di
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Non c’è ragione per spargere fango, esporre le persone alla pubblica umiliazione è una condotta sbagliata che non porta a nulla. Non è utile alla risoluzione dei problemi in cui versa lo stato dell’arte di questa città, un atteggiamento denigratorio passivo è dannoso.
Bisognerebbe, a tal proposito, aprire 
piattaforme canali di confronto pubblici non virtuali, spazi dove sia possibile mostrare idee, invece che rabbia e frustrazione.

La violenza, con la quale si affrontano le problematiche della città, è spesso gratuita e praticata da persone che non pongono scenari alternativi possibili e coerenti al tempo e alla storia, che si limitano alla pratica dell’insulto e della diffamazione senza alcun apparente progetto.

Nel secondo post, di questa serie di appunti dedicati alla città intelligente (smart city), ho chiamato in causa Luca ScornaienghiLuca Ardenti e Eva Catizone, di certo non per delegittimare il loro operato, ma per fare il punto sullo status generale della cultura cosentina, porre domande in merito al cambiamento di rotta che in questa città, soprattutto nel suo centro storico, sta avvenendo.
Sul progetto della Casa delle Culture e la sua trasformazione, sarebbe stato utile ricevere un loro commento come operatori culturali che, appunto, hanno operato e continuano ad operare nel centro storico. Non si può, naturalmente, addossare a loro e tanto meno a Roberto Bilotti la colpa, se quel disegno illuminato sia andato in frantumi.
Nulla di male se nelle intenzioni della mostra “Cosenza nell’Ottocento”, come lo stesso Bilotti dice, ci sia quella di trasformare parte della Casa delle Culture in luogo catalizzatore delle testimonianze della storia della Città“.

A mio avviso la causa principale, di questo “smantellamento”,  è una mancata concertazione, una pianificazione, nell’ambito culturale, che coinvolga tutti coloro che in questa città si occupano d’arte e cultura.

In un luogo come quello inventato da Mancini, su modello delle Kunst Hause, aperto a tutte le culture, cioè a tutte le idee, che ha avuto per decenni il ruolo di “piazza” principale di confronto per molti cosentini (prima che internet prendesse il sopravvento), è possibile ripartire per ridare forma e spirito nuovo alla città.

Pensare ad una forma evoluta, una Casa delle Culture 2.0.
Perché no?  Un luogo dove storia, presente e futuro possano incontrarsi.

Penso che non sia del tutto utopico fare in modo che tutte le forze si adoperino per risollevare le sorti della propria città.  Le logiche partitiche, e i pensieri legati a vecchie logiche politiche, a cui fanno riferimento alcuni gruppi, allontanano dal vero obiettivo sul quale bisognerebbe volgersi.
La città, una risorsa inesauribile da cui è possibile trarne vantaggio per tutti.

Lo sanno ad esempio benissimo Mario Occhiuto e Evelina Catizone che collaborare sia la forma migliore per portare a casa un buon risultato.
Nella storia di questa città, e forse della nazione, è la prima volta che il sindaco entrante continui l’opera di chi l’ha preceduto.
Occhiuto infatti dal giorno del suo primo insediamento, non ha pensato minimamente a smantellare l’operato dei suoi predecessori. La sua forza, infatti, è stata di sbloccare le opere che da un oltre un ventennio erano previste per Cosenza ma mai canterizzate. Opere che Mancini aveva pianificato, che Catizone a fatica ha cercato di portare avanti e che poi Perugini ha sotterrato.

Se ripercorriamo a ritroso la carriera da sindaco di Eva Catizone appare chiaro come le politiche di modernizzazione e sviluppo della città siano coincidenti con quelle di Occhiuto.

  • La ristrutturazione del Castello Svevo, iniziato da Catizone finito con Occhiuto.;
  • La trasformazione di piazza Bilotti, abbozzata da Catizone e realizzata sotto l’amministrazione Occhiuto;
  • Il Ponte di Calatrava, fasi preliminari iniziate da Catizone e opera terminata da Occhiuto;

Come pure alcune delle iniziative culturali come “Sulle orme di Alarico” e il trekking urbano nel centro storico per niente diverso dai “Cinque sensi di Marcia” promossa dall’assessore Rosaria Succurro dell’attuale giunta comunale.
Sono pure coincidenti alcune mancanze come le politiche sul social housing, l’enigma sulle biciclette blu (bike sharing) di “Agenda 21” scomparse, la non realizzazione di un progetto come la ristrutturazione dell‘oratorio dei Teatini annesso alla chiesa di San Gaetano, che personalmente ho seguito con il compianto architetto Eugenio Anselmo, e i Contratti di Quartiere che non sono mai stati del tutto portati a termine.

Se quindi, due personaggi dalle radici culturali nettamente agli antipodi ora “governano” assieme, a mio avviso, ha ragione di esistere una possibilità che le menti più illuminate di questa città possano riunirsi con forza per cambiare il destino della Città Vecchia. Lontani dalle polemiche, dalle macchine del fango come quelle azionate contro Roberto Bilotti e la sua famiglia.

Anche i rapporti con la famiglia Bilotti, ad esempio, non sono cosa nuova.
Lo sviluppo del M.A.B (all’origine M.A.P – Museo all’aperto –  da un idea di Tonino Sicoli) inizia con la Catizone ed è in fase di conclusione con Occhiuto. Eppure quelli che ora denigrano Bilotti, allora erano tutti con la Catizone (era il periodo in cui iniziava il processo ai no-global)

Il progetto del MaB è indiscutibilmente un motivo di vanto della città e le discussione sull’autenticità delle sue opere ha in qualche modo sottovalutato un simbolo che ci proietta continuamente, per la sua unicità, fuori dai confini nazionali. Un attrattore turistico senza alcun dubbio e volerlo delegittimare danneggia l’identità culturale dei cosentini e l’immagine della città.

Se le statue di bronzo, presenti nel museo, sono copie da calco non vuol dire che le opere siano false (non autentiche), questo deve essere chiaro. D’altra parte io non ho mai detto il contrario, anche se non sono d’accordo sulle leggi che regolano e disciplinano la materia nel caso delle riproduzioni post-mortem. Ma questa è un’altra storia.

Inoltre le opere di Pierto Consagra, Emilio Greco, Sasha Sosno, “il Lupo della Sila” di Rotella  e l’ultima arrivata la “Spirale ’82” di Giò Pomodoro sono opere originali, alcune realizzate esclusivamente per il MaB.

Qui l’elenco completo con le note delle autentiche

Ma non finisce qui! … Continua

 

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