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Regina José Galindo, uno sguardo oltre l’occidente

Venerdì 4 novembre 2022, nella cornice di Artissima, il PAV ha inaugurato la mostra Tierra, mostra personale dell’artista Regina José Galindo, artista guatemalteca che da più di vent’anni indaga iltema della giustizia sociale attraverso pratiche performative il cui baricentro espressivo si situanella relazione tra il corpo e l’ambiente.
L’esposizione, a cura di Marco Scotini, fa seguito a quelle dedicate all’artista indiana Navjot Altaf e all’artista indonesiana Arahmaiani nell’indagare le specifiche relazioni che intercorrono tra sfruttamento ambientale e soggetti oppressi, le donne e leminoranze, decentrando lo sguardo oltre i confini geografici e culturali del cosiddetto occidente.

Regina José Galindo, Tierra.

Installation view at PAV – Parco Arte Vivente, Torino, 2022. Ph. Francesca Cirilli. Courtesy PAV – Parco Arte Vivente, Torino
La mostra a cura di Marco Scotini ripercorrerà la ventennale carriera di Galindo (vincitrice delLeone d’Oro alla 51° Biennale di Venezia come miglior giovane artista) focalizzandosi sui modi incui ogni suo contatto con gli elementi naturali vada letto in chiave intersezionale e militante.
E tratutti gli elementi naturali, laterrache dà il titolo alla mostra ha un suo particolare statuto: l’approccio di Galindo si sottrae a qualsiasi declinazione essenzialista del rapporto tra terra e corpo femminile, anticipando e nondimeno influenzando le più recenti tendenze della ricerca artistica eco-femminista.

Il percorso esporrà i risultati di un approccio evolutosi nel corso degli anni, dalfocus iniziale verso le problematiche politico-sociali guatemalteche, all’attenzione (site-specific) verso i contesti e le comunità con cui l’artista si trova ad interagire.
Infine, in occasione dell’opening, una performance inedita basata sulla materia fossile connette il percorso espositivoall’attuale crisi umanitaria ed energetica.

Originaria di Guatemala City (1974), Regina José Galindo utilizza il corpo come strumento privilegiato di una pratica artistica intensa, inaugurata alla fine degli anni Novanta; lontana dalle ricerche formali condotte nelle scuole d’arte tradizionali, sin da subito Galindo utilizza l’arte come modalità di comunicazione e azione politica: nata e cresciuta durante la lunga dittatura militare guatemalteca, assiste sin dalla più tenera età ad una guerra civile connotata da feroci praticherepressive, sino alla pulizia etnica nei confronti delle popolazioni indigene.
Cuore fisico e concettuale della mostra, la performanceTierra (2013) testimonia il trauma cheinnerva la memoria del suo popolo. Un trauma in cui la terra è baricentro di crimini consumati aggredendo i corpi–la pala meccanica che scava una fossa attorno al corpo di Galindo, allude alle fosse comuni in cui i militari gettavano oppositori politici e persone indigene–quanto sul pianopolitico ed economico: il colpo di stato che inaugura il regime militare di Carlos Castillo Armas nel 1954, venne sostanzialmente costruito dagli Stati Uniti per tutelare gli interessi della società United Fruit Company.

Parallelamente, in Mazorca (2014) l’azione predatoria e violenta rappresentata dalla pala meccanica si trasla in quattro uomini che recidono con un machete le piante intorno al corpo dell’artista, in piedi al centro di un campo di mais.
Le strategie repressive dei militari annoveravano proprio la distruzione dei campi, fondamentali per il sostentamento della popolazione indigena.

Una minaccia a cui ha fatto seguito, vent’anni dopo il termine del conflitto, da una legge approvata nello stesso 2014 dal Congreso de la República, comunemente nota come legge Monsanto. I lnome della celebre multinazionale statunitense ci riporta all’inscindibilità di ecologia e politica. Conla mostra di Galindo, il PAV – Parco Arte Vivente ribadisce in maniera particolarmente cristallina il filo conduttoredella propria programmazione, affermando che la sensibilità nei confronti dell’ecologia non possa essere in alcun modo scissa da una radicale analisi delle relazioni di potere economicoe politico che disegnano il capitalismo contemporaneo.

Nel periodo di apertura al pubblico della mostra, su prenotazione, le AEF Attività Educative e Formative del PAV propongono alle scuole e ai gruppi l’attività laboratoriale Patchwalking-Creazione di nuovi territori OMG Free.
Il bene comune, inteso come totalità planetaria da preservare, sottende un codice collettivo che è proprio di tutte le specie viventi. Le migrazioni e glispostamenti producono una continua contaminazione tra locale e globale, per cui le geografie e le culture si ridistribuiscono e mutano secondo criteri di ibridazione, adattabilità e incontro. Durante il laboratorio, a partire dal valore simbolico della terra, che ciascun gruppo è invitato aportare dal proprio luogo di appartenenza, e attraverso l’utilizzo di pigmenti colorati messi adisposizione, viene prodotto un elaborato collettivo in cui l’esperienza materica con la terra dà vitaa una mappatura organica fatta di tracce e traiettorie.

Per partecipare alle attività è necessaria la prenotazione: 011 3182235-lab@parcoartevivente.it

La mostra è realizzata con il sostegno di Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Regione Piemonte, Città di Torino.

Regina José Galindo è nata nel 1974 a Guatemala City, dove vive e lavora.

Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2005 nella categoria giovani artisti; ha ricevuto il Prince Claus Award inOlanda, il premio speciale alla 29° Biennale di Lubiana e il RobertRauschenbergAward. I suoi lavori sono presenti in numerose collezioni pubbliche, tra cui Centre Pompidou, Parigi; MEIAC-Museo Extremeño e Iberoamericano de Arte Contemporáneo, Badajoz; Fondazione Galleria civica, Trento; MMKA, Budapest; Castello di Rivoli, Torino; Daros Foundation, Zurigo; BlantonMuseum, Austin;UBS Art Collection, Basilea; Miami Art Museum; Cisneros Fountanal Art Foundation, Miami; Madco-Museum of Contemporary Art, Costa Rica.

The Barbarian

Mappatori e giardinieri dei giardini Urbani diffusi. Profilo del gUd | team

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