Descrizione
Illustrazione di foglie, fiori e frutti del C. australis. Da Otto Wilhelm Thomé, Flora von Deutschland, Österreich und der Schweiz, 1885. Il bagolaro viene chiamato anche buzzaraco o buzzarago[1], buzzaragolo, caccamo, falsarago, fausaracio, fraggiracolo, lodogno, mugniacio, romiglia, o spaccasassi.[2] È una caducifoglia e latifoglia, un albero alto sino a 20-25 m (altezza media 10-12 m). Il tronco è abbastanza breve, robusto e caratterizzato in età adulta da possenti nervature, con rami primari di notevoli dimensioni, mentre quelli secondari tendono a essere penduli. La chioma è piuttosto densa, espansa, quasi perfettamente tondeggiante. Ha un legno chiaro, duro, tenace, elastico e di grande durata[3]. Attecchisce facilmente, sviluppando un apparato radicale profondo, e talvolta la sua presenza comporta il deperimento delle specie arboree limitrofe. È un albero a crescita lenta, molto longevo, fino a diventare plurisecolare. Grazie al forte apparato radicale è in grado di sopravvivere anche in terreni carsici e sassosi, asciutti. Foglie Le foglie del bagolaro hanno un picciolo lungo (5-15 mm) e una lamina quasi ellittica o lanceolata (2-6 cm × 5-15 cm). Sono caratterizzate da un apice allungato e da base un po’ asimmetrica. La pagina superiore è più scura e ruvida. Fiori I fiori sono ermafroditi e unisessuali (maschili), compaiono con le foglie e sono riuniti in piccoli grappoli; ogni fiore misura 2-3 mm. La fioritura avviene fra aprile e maggio[4]. Frutti I frutti sono drupe subsferiche di 8-12 mm. Dapprima di colore giallo o grigio-verde chiaro, con la maturazione divengono scure. Sono eduli, di sapore dolciastro, ma la polpa è scarsa. Corteccia Fioritura Fogliame Fogliame e frutti immaturi Frutti maturi (scuri) e immaturi (gialli) Sezione di tronco Metaboliti secondari Le foglie del bagolaro sono ricche di metaboliti secondari, quali i glicosidi dei flavonoidi.[5][6] Nelle foglie giovani del bagolaro dell’Italia settentrionale è stata trovata la più alta concentrazione di fenoli per grammo di peso secco. Il quantitativo decresce rapidamente fino a metà maggio, dopo di che tende a stabilizzarsi. Questa stessa tendenza (alta concentrazione di fenoli all’inizio dello sviluppo fogliare seguito da una rapida diminuzione) si riscontra anche nei derivati dell’acido caffeico e nei flavonoidi.[7] ^ Nel Centro Italia il bagolaro viene chiamato buzzarago o buzzaraco. ^ Saggio d’influenze meteoriche e del clima sull’agronomia, sulla pastorizia e sulli rami diversi d’economia degli Abbruzzi di Ferdinando Mazzetti, 337 (TXT), su archive.org. ^ More, D. & White, J. (2003). Trees of Britain & Northern Europe, p. 417. Cassells, London. ISBN 0-304-36192-5. ^ Bagolaro o Spaccasassi, su Bosco didattico della Provincia di Cremona. URL consultato il 22 novembre 2022. ^ Spitaler, R; Gurschler, S; Ellmerer, E; Schubert, B; Sgarbossa, M; Zidorn, C, Flavonoids from Celtis australis (Cannabaceae), in Biochemical Systematics and Ecology (Amsterdam, The Netherlands), vol. 37, 2009, pp. 120-121, DOI:10.1016/j.bse.2008.11.020, ISSN 0305-1978 (WC · ACNP). ^ Kaltenhauser, M; Ellmerer, EP; Zidorn, C, Rhamnopyranosylvitexin derivatives from Celtis australis, in Journal of the Serbian Chemical Society (Belgrade, Serbia), vol. 75, 2010, pp. 733-738, DOI:10.2298/JSC090817049K, ISSN 1820-7421 (WC · ACNP). ^ Sommavilla, V; Haidacher-Gasser, D; Sgarbossa, M; Zidorn, C, Seasonal variation in phenolics in leaves of Celtis australis (Cannabaceae), in Biochemical Systematics and Ecology (Amsterdam, The Netherlands), vol. 41, 2012, pp. 110-114, DOI:10.1016/j.bse.2011.12.028, ISSN 0305-1978 (WC · ACNP).
Fonte: Wikipedia (IT)