Rigenerazione urbana: la riqualificazione degli edifici abbandonati

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Nella foto: Cosenza vecchia, edifici abbandonati

Il riutilizzo genera valore, ecco come il progetto di rigenerazione gUd – giardini Urbani diffusi vuole impostare il recupero degli edifici abbandonati di Cosenza.
gUd è un progetto di riqualificazione del centro storico di Cosenza che ha l’obiettivo di recuperare il vuoto urbano per trasformarlo in spazi verdi e poli creativi aperti a tutti.
gUd – nella forma di distretto dell’arte e degli orti vuole rigenerare gli edifici abbandonati e creare luoghi autosufficienti e utili, inseriti in un nuovo ciclo di vita che gli permette di durare nel tempo. Il primo progetto che gUd metterà in atto è, infatti, la creazione di orti e giardini urbani che potranno essere curati e sfruttati in maniera sostenibile da chi lo vorrà.

L’articolo che segue è stato scritto da Ignacio Gravalos e Patrizia Di Monte, due architetti che si interessano alle città di domani, all’uso collettivo degli spazi pubblici e ai vuoti urbani che dovrebbero essere riutilizzati. La loro filosofia corrisponde perfettamente al progetto di rigenerazione urbana che gUd vuole mettere in atto.

Un nuovo ciclo di vita per gli edifici abbandonati

Il tempo produce, usura, distribuisce, disordina. Questa visione interpreta il tempo in senso unidirezionale. Dall’ordine al disordine, dal nuovo al vecchio, il flusso è costante e viaggia verso una fine che è inesorabile; ma questo è un approccio che non si addice ai giorni nostri.
L’architettura di oggi, infatti, tende sempre più a una tipologia di progetto autorigenerante. Ogni edificio deve potersi trasformare a seconda delle necessità, ogni stanza cambiare assetto a seconda delle condizioni climatiche, delle persone che deve accogliere, dell’utilizzo che se ne deve fare.
Qualunque progetto di riqualificazione urbana deve partire da questa visione, dal presupposto che ogni luogo deve potersi evolvere a seconda dei bisogni di chi lo abita e che quindi ogni progetto deve potersi mantenere, modificare e adattare senza bisogno di interventi strutturali, perché è la sua stessa struttura che non è statica, ma è fatta apposta per cambiare.
Un orto, per esempio, può facilmente diventare un giardino pubblico, un’area per cani, un parco giochi per bambini, uno spazio per concerti e cinema all’aperto, un’arena sportiva. Per questo gUd – Giardini Urbani Diffusi si focalizza come primo progetto di rigenerazione sulla creazione di orti e spazi verdi.

Nella foto: Un edificio abbandonato nel cuore di Cosenza Vecchia

Rinaturalizzare gli edifici abbandonati

Come spiegano Ignacio Gravalos e Patrizia di Monte: “La vera rigenerazione urbana consisterà nella introduzione di una nuova energia, la riattivazione di usi temporanei, per sfruttare l’energia latente contenuta negli edifici costruiti.
La vera riqualificazione degli spazi abbandonati si proporrà di ricostruire e non di costruire, di rinaturalizzare più che di riqualificare. In questo senso, e dal punto di vista metabolico, il patrimonio esistente non deve essere considerato come uno spazio statico e imbalsamato che assegna un valore all’immutabile. Gli interventi temporanei di riuso interpretano la trasformazione come un valore.”.
In questa stessa prospettiva, l’urbanista Maurizio Carta lancia una visione sulla riconfigurazione urbana: “Non si tratta tanto di riutilizzo di materiali, luoghi o edifici, quanto di rinnovamento dei cicli di vita degli spazi urbani (re-cycle), ovvero la riattivazione dei territori attraverso l’immersione nei nuovi cicli di vita della città, del tessuto urbano, delle griglie paesaggistiche, o delle infrastrutture inutilizzate o in corso di realizzazione.
Il riciclo urbano, insomma, contempla i tanti materiali inutilizzati. Sarà necessario lavorare non solo con le loro potenzialità materiali, ma soprattutto con quelle legate alla memoria e all’identità dei luoghi stessi. Questo è il punto di vista da cui la nuova città dovrebbe nascere, produrre nuova intelligenza, riscrivere i codici tenendo conto della memoria non utilizzata.”

The Barbarian

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