Il Pop che, quest’estate, ci farà ballare . Kalatrava

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Chiunque è libero di dire la sua, pure di smerdare a destra e a manca tra lo streaming del grande fratello. Poi naturalmente ognuno di noi prende il meglio (o il peggio secondo gli altri) da ciò che quotidianamente viene proposto nelle pagine del social più diffuso. Un mio amico mi consiglia di godere dell’estate.
Penso: beato lui che di mestiere fa il fotografo di matrimoni ed è sempre in giro per feste e pranzi nuziali.

L’estate  2017, del luglio di fuoco e del ponte di Calatrava a Cosenza, come verrà ricordata tra quelli che in questi giorni si affannano a dire la propria opinione attraverso post, immagini e commenti sulla conclusione dei lavori del tanto atteso ponte bianco sul Crati. Dico: Finalmente!

“Il ponte più alto d’Europa”  è il titolo di un quotidiano locale, riferendosi all’opera dell’archistar spagnolo Santiago Calatrava. Poi penso: da quale punto di vista? Sarà, ma i conti non tornano. Mi viene in mente il ponte di Celico o quello nei pressi di Bagnara. Mah! Cerco su Google il ponte più alto d’Europa e mi compare in prima posizione il viadotto di Millau in Francia. Rido pensando a quante cazzate scrivono i giornali a loro insaputa (immagino). Rido copiosamente.
Comunque, a parte tutto, a me di questa estate rimarrà  il ricordo di aver ripreso a ballare grazie ad un brano made in Cosenza. La forza del pop e della dance nostrana nella pregevole, seppur ancora piccola, produzione dei Zabatta Staila con Solfamì e il misterioso Jakky di Nola, mi piace.
Proprio un brano di quest’ultimo è il mio preferito, il brano che in questi giorni suona a manetta nelle mie cuffie. Kalatrava, così s’intitola il pezzo, è geniale. Nel suo demenziale testo e nel suo ritmo, trovo la sintesi che tanti “geni” nostrani, non riuscirebbero a raggiungere.
Quei “geni” che,  esperti del tutto e del niente, ci tengono a dare il loro apporto alla cosentinità spesso guardando indietro e tra le righe ripetere a se stessi e agli altri che si stava meglio quando si stava peggio
Il kalatrava di Jakky di Nola, in stile elettronico mitteleuropeo con salsa toranese e slang cosentino, punteggiato da un accento inglese, mi convince e soprattutto mi fa ballare. Bravo Jakky e bravi i Zabatta. Poi per quanto riguarda il ponte di Calatrava, lascio alla demagogia il compito di commentare l’evento di completamento dell’opera, l’alzata dell’antenna. Qui mi limito a consigliare: non vedere l’antenna nell’occhio altrui ma, piuttosto, guarda quella trave di cemento armato che offusca la tua vista.

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