Gennaio 19, 2021 The Barbarian

Quercius Ilex: Il Leccio, la storia dell’Ilce di Carrino

Il leccio (Quercus ilex L.1753), detto anche elce, è un albero appartenente alla famiglia Fagaceae e al genere Quercus, diffuso nei paesi del bacino del Mediterraneo. In Italia è spontaneo nelle zone a clima più mite, dove è anche molto frequente nei giardini e nei viali cittadini.

Legno
Il legno è a porosità diffusa, il durame è di colore rossiccio e l’alburno è di colore chiaro. Si tratta di un legno duro, compatto e pesante, soggetto ad imbarcarsi, difficile da lavorare e da stagionare. È utilizzato soprattutto come combustibile e per la produzione di carbone vegetale. Il legno del leccio è tra i più tannici che si conoscano. I tannini sono sostanze chimiche amare disinfettanti, di colore scuro. Quando nel legno fresco appena tagliato di leccio si conficca un chiodo in ferro, dopo qualche ora è possibile notare una piccola chiazza blu che circonda il chiodo. Quest’anello è un viraggio del legno dovuto alla reazione dei tannini con il ferro ed è un fenomeno tipico di questa ed altre piante tanniche.

Distribuzione e habitat
Il leccio cresce lungo tutto il bacino del Mediterraneo, mancando solo in Egitto (in Libia è stato probabilmente introdotto dall’uomo). La specie è comunque maggiormente diffusa nel settore occidentale, soprattutto in Algeria e Marocco, in tutta la penisola Iberica (dove costituisce uno dei componenti principali della dehesa), nella Francia mediterranea e in Italia, dove forma boschi puri anche di notevoli dimensioni.

Nel settore orientale, a partire dai Balcani, invece, si trova in boschi misti ad altre essenze forestali, spesso ben distanti tra loro, e solo in stazioni con un’adeguata umidità. Si trova, sempre consociato, anche lungo le coste turche del Mar Nero. In Italia è diffuso soprattutto nelle isole e lungo le coste liguri, tirreniche e ioniche. Sul versante adriatico le popolazioni sono più sporadiche e disgiunte (tranne che in Puglia, Abruzzo e Marche). Piccole popolazioni sono presenti anche sulle Prealpi lungo le coste dei laghi, sui Colli Euganei, in Friuli Venezia Giulia, in Romagna fino al Bolognese-Imolese e nel Bosco della Mesola nel ferrarese.

Il leccio è uno dei rappresentanti più tipici e importanti dei querceti sempreverdi mediterranei, ed è il rappresentante caratteristico del Quercetum ilicis, la vegetazione cioè della fascia mediterranea temperata. Per quanto riguarda il terreno questa specie non ha particolari esigenze. Preferisce però terreni non troppo umidi, con un buon drenaggio. Ha una crescita maggiore in terreni vulcanici e nelle zone costiere, mentre in terreni rocciosi calcarei ha una crescita minore. In zone più umide dell’entroterra ha una crescita stentata ed è sopraffatto spesso da specie più adatte.

L’impiego quasi esclusivo dei boschi di leccio è il governo a ceduo per legna da ardere. Non presenta problemi di rinnovazione per seme, anche vista la tolleranza all’ombra degli esemplari giovani. Il miele ottenuto dalla melata presenta proprietà astringenti ed è ricco di ferro, e le api bottinano anche sui fiori per il polline

da Wikipedia

 

Un “Monumento” abbattuto


In questi giorni nella villa vecchia di Cosenza degli esemplari di leccio sono stati abbattuti di seguito la nostra richiesta di delucidazioni da parte dell’amministrazione comunale che non ci ha mai risposto.

Un leccio secolare (Leccio Qercius Hilex) tagliato senza alcun motivo apparente nella Villa Vecchia del centro storico…

Pubblicato da Ku’sɛnʣa giardini Urbani diffusi su Domenica 10 gennaio 2021

 


L’Ilice di Carrinu
 (o Ilice dû Pantanu) è un albero di leccio (Quercus ilex), ubicato ad un’altezza di 937 m s.l.m. nel Parco dell’Etna (Zona B) in territorio del comune di Zafferana Etnea (CT) su suolo vulcanico e contornato da un noccioleto. È sicuramente il leccio più vetusto dell’Etna: l’età stimata è di oltre 700 anni.

Nel 1982 il Corpo forestale dello Stato lo ha inserito nel patrimonio italiano dei monumenti verdi, forte di 22.000 alberi di notevole interesse, ed evidenziato tra i soli 150 di eccezionale valore storico o monumentale.

Partendo dall’abitato di Caselle, raggiungere la cava di lavorazione di pietra lavica, e pochi metri più avanti un pianoro dal quale si diparte una strada in tipico basolato lavico punto di partenza dell’escursione. Imboccando la prima stradella a sinistra al primo bivio si segue la destra e la strada presto diventa pianeggiante. Dopo aver lasciato alla propria destra due cancelli forestali in legno, continuare in discesa per pochi metri su un fondo molto sconnesso che culmina in uno slargo sulla dx. Percorrere la strada in salita nel castagneto sino a raggiungere il famoso leccio la cui età stimata è di circa 700 anni.
Le misure: un’altezza di oltre 20 metri, un diametro delle fronde di circa 30 metri ed una circonferenza alla base di quasi 5 m e ben 10 alla ceppaia.

Si tratta di un magnifico leccio, dal caratteristico fogliame di colore verde scuro, che espande su un possente tronco un’imponente architettura di lunghi rami che a valle lambiscono il suolo mentre a monte si stagliano su una diruta casetta in pietra lavica. Nel corso dei secoli l’“Ilice di Carrinu” ha resistito sia all’avanzare delle colate laviche che hanno distrutto intere foreste che alle intemperie. A circa 2,60 m di altezza il fusto porta quattro grosse branche che costituiscono una struttura complessa e armonica; tale struttura sorregge una grande chioma globosa che copre una superficie di circa 650 m². I lunghi rami, modellati dalla forza del vento, hanno una forma elicoidale e si appoggiano sul terreno. L’ampia ceppaia evidenzia lunghe radici nodose che si addentrano saldissime nel suolo vulcanico. È uno dei patriarchi verdi dell’Etna oltre che uno degli alberi più belli e affascinanti tra quelli presenti sul vulcano.

L’ilice può essere raggiunto da un sentiero pedonale che inizia a monte dell’abitato di Zafferana Etnea, dalla contrada denominata Dagalone, e da una pista di proprietà del Corpo Forestale che si diparte dalla borgata Caselle, nel comune di Milo. Nei pressi dell’albero ci sono due edifici rurali ed una cisterna.

 

 

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