Novembre 12, 2020 The Barbarian

Ailanthus altissima [Amygdaliformis]: L’albero del Paradiso o l’albero Puzzone?

Le specie appartenenti al genere Ailanthus sono alberi decidui di varia dimensione e di crescita rapida. Le foglie sono alterne, relativamente lunghe e pennate con un numero di foglioline che va da 13 a 41. Le foglioline, spesso opposte, a volte hanno alcuni grandi denti alla cui base si trova una ghiandola leggermente curva.

Altra caratteristica presente in molte specie di questo genere è la dioicità, cioè la presenza di individui con soli fiori femminili (e quindi frutti) o con soli fiori maschili. alcune specie, però, hanno fiori ermafroditi. I fiori sono a simmetria radiale e di solito ci sono tanti sepali quanti sono i petali, di solito cinque, raramente sei. I fiori maschili hanno da cinque a sei stami fertili e altrettantistaminodi. I fiori femminili hanno da due a cinque carpelli liberi, superiori e piatti con cinque camere ciascuno, ciascuno con un solo ovulo. Gli stili possono essere liberi o saldati tra loro. I frutti sono alati, del tipo della samara.

da Wikipedia

Nel classificare le piante del centro storico cosentino, passeggiando tra vinedde e i giardini abbandonati non è difficile imbattersi in quello che molti lo descrivono come l’albero del diavolo, l’ albero puzzone. Come nei paesi di lingua inglese dove viene nominato come stink treeghetto palmtree of hell o a Napoli cazzipocchio, a Genova albero della merda. A Cagliari è un abusivo vegetale, nel Carso è una pianta killer, ad Alessandria è un mostro che minaccia di distruggere una cittadella.
Ci sono aziende chimiche che gli dedicano diserbanti specifici e associazioni che organizzano seminari dal titolo: fatti più in là.

In realtà il nome scientifico è  quello di ailanthus altissima o ailanthus glandulosa, Alianto ed ha una buona reputazione da difendere. Pare che i preconcetti negativi che molti hanno nei confronti dell’Alianto devono fare i conti con il valore positivo di questa pianta che alcune culture conservano e tramandano. Il nome del genere deriva dalla parola ailanto, termine che in malese significa letteralmente “albero del cielo”.  In Malesia ha quindi un valore legato alla bellezza della sua forma che vetta in alto verso il cielo e viene comunemente “adottato” come pianta ornamentale.

In Cina l’ailanto ha una lunga e ricca storia. È citato nel più antico dizionario cinese conosciuto e menzionato in innumerevoli testi di medicina cinesi per la sua riconosciuta efficacia nel curare mali che vanno dalle malattie mentali alla perdita dei capelli. Le radici, le foglie e la corteccia sono usate ancora oggi nella medicina tradizionale cinese, principalmente come astringenti.


L’ailanto fu importato in Europa per la prima volta nel 1740 e negli Stati Uniti nel 1784, in un’epoca in cui il gusto per le cosiddette cineserie influenzavano notevolmente il senso estetico in Europa, ed erano perciò apprezzate essenze che ricordavano paesaggi orientali. Fu inizialmente presentato come una specie ornamentale di velocissima crescita e grande adattabilità a terreni impervi o sterili.

Questa pianta presente massiciamente anche all’interno delle aree verdi di Cosenza Vecchia ed ha avuto intorno gli anni 40 del XIX secolo un ruolo importante come sostituto degli alberi di gelso, coltivati per la filiera della seta e infestati dalla cocciniglia bianca o dalla fersa del gelso, ovvero la Mycosphaerella Morifolia. Per evitare grosse perdite nell’economia si è pensato di sostituirlo con un specie altrettanto ghiotta per il baco e meno per quei parassiti. L’alianto appunto.

Questa pianta infestante ma al pari del Bamboo per il quale, invece, non abbiamo alcun preconcetto, anzi.
Questo albero del diavolo che danneggia le altre specie  vicine per la sua voracità ma che conserva e ci racconta una storia che ci porta in terre lontane, dove invece ha ben altra reputazione all’opposto considerate specie da rispettare adottare e tutelare con la giusta educazione senza su di essa sfogare alcuna frustrazione “razzista” tipica di noi.

Per approfondimenti ui i riferimenti per questo articolo: www.alpinismomolotov.org

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