Luglio 30, 2020 The Barbarian

Pyranus Spinosa [Amygdaliformis]: U Piriju

STORIE BOTANICHE | ARBORARIO

Pyrus spinosa è specie tra le più polimorfe e fenotipicamente variabili. Tale variabilità è all’origine di un numero particolarmente elevato di descrizioni, da parte di vari autori tra il XIX e XX sec., di nuove specie con relative combinazioni nomeclaturali molte delle quali oggi invalidate o ridotte al rango di sinonimia o varietà.
Dostalék ci informa dell’esistenza di almeno 4 varietà di Pyrus spinosa il cui valore sul piano sistematico rimane dubbio.

– Pyrus spinosa var. spinosa
– Pyrus spinosa var. sinaica (Dum.-Cour.) Dostàlek
– Pyrus spinosa var. oblongifolia (Spach) Dostàlek
– Pyrus spinosa var. diapulidis Dostàlek
– Pyrus spinosa var. microphylla (Decne) Dostàlek

da Actaplantarum.org

Il Pero Mandolino: Le frasche, di questo albero generoso, si utilizzavano per costruir recinti per la capre.
Dei rami si utilizzava il midollo per costruire le viti dei torchi di frantoio, i trappitti.

NOTE:

A Ku’sɛnʣa nu piriju era patruni di nu jardinu, dove pure si cantava e abballava
A Cosenza un perello faceva da padrone in un giardino dove spesso svolgevano festicciole e tavolate tra amici

Una nonna ci raccontò una storia, ci parlò di quell’albero sotto al quale volentieri sostavano all’ombra viaggiaturi e forestieri. Vicino all’albero una piccola trattoria pronta alla bisogna nel fornire al pellegrino in sosta, appoggiato al pero e rinfrescato, qualche cosa da mangiare e pure qualche birretta messa aru friscu, sutta all’acqua della vicina funtanedja.

Dalla cucina uscivano profumi e piatti accoppati,  due piatti  rovesciati l’uno su l’altro a mo’ di coppa chiusa e fasciati da un gran canovaccio stetto con un gran nodo, piatti correnti e volanti, diretti alle tavole dei clienti più affezionati e fortunati ai quali bastava persino ‘na fiscata, un fischio: elviru’ mu manni ad Armanduzzu cu na pasta e fasuali … di tua e ‘nu quartinu?.
Tradotto: Elviruccia mandami ad Armandino con una delle tue paste e fagioli con un quartino di vino.
Era  dopo la guerra, la voglia di ricominciare era tanta quanto la fame. Era la fine degli anni cinquanta.

Armanduzzu era solerte e pure un veloce cameriere, un abile venditore e, come si direbbe oggi, un delivery man ante litteram.  Santuzzu era il cuoco alla cucina, cuciniere insomma, discepolo diretto della tradizione familiare con un master al fronte ad est dello stivale, tornato a piedi dopo 3 anni a casa, con mille ricette in testa che la guerra gli aveva inseganto. Prima di tutto poche parole e  poi un bicchiere di vino sempre pieno.
Ricette speciali? Una magnifica zuppa di pisci

U pirijiu era un insegna, una attrazione soprattutto  in certe giornate calde di luglio, per il viandante che spesso aspettava la corriera e per Rusinedda che sorridendo maliziosa domandava: Cumma’! Mu staccu ‘nu piru?
U pirijiu
era monumento rispettato e curato, spesso adacquato (innaffiato) da Elviredda la matriarca, che con uno sguardo fulminante a Rusinella rispondeva: un su maturi, su duri, Rusinee ti ni pu’ pure ire (puoi andartene non sono ancora maturi).

Ma Rosinella dispettosa replicava: Eh! duri, duri, cumu piacianu a mia, … e fuija.

 

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The Barbarian

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