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Recupero e Rigenerazione

Vivere all’aria aperta ed imparare dalla natura. L’eco-learnig

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In questo periodo costretti a casa molti di noi cominceranno ad apprezzare la bellezza, che oltre le mura domestiche, la natura ci preserva. Nello sfogliare l’album della Centrale dell’Arte ci siamo ricordati di una giornata primaverile passata con i ragazzi di una scuola elementare coinvolti in una lezione di botanica all’aperto. Conduttori di questa esperienza Daniele Scarpelli (animatore socio pedagogico), Alma Pisciotta (sociologa) e Antonio Piccolo (agronomo). Cosa le piante possono raccontarci, come identificarle e perchè rispettarle. Una piccola lezione fuori dall’aula scolastica, dalla prassi scolastica che impone, spesso, limiti di tempo e di luogo.
Ora più che mai la riflessione che possiamo fare, ricordando quella giornata, riguarda i nostri limiti rispetto alla grandezza della natura e come la stessa, nel bene e nel male, rappresenti la maestra intransigente da seguire con più attenzione.
In conclusione la scuola con grande responsabilità dovrebbe dedicare più tempo alla scoperta del mondo fuori dai banchi e dalle lavagne polverose, fuori dalla monotona e meccanica ripetizione di formule e nozioni.
Limitando il freddo e-learnig a periodi di emergenza come questa e concedendo più spazio all’eco-learning dove il contatto, lo sporcarsi, l’assaporare sono discipline fondamentali e attraverso le quali è possibile imparare matematica, geografia, storia e letteratura con semplicità e umanità.

Le stazioni unite del Simeto: Un progetto CultoRurale

in Appunti/Recupero e Rigenerazione di

A parlarci di questo progetto è l’architetto Salvo Ferlito, un progetto che può esse considerato un possibile modello di rigenerazione per molti dei tratti dismessi delle ferrovie regionali che sono sparsi un po ovunque al sud.
SUDS è appunto l’acronimo del lavoro che Ferlito assieme all’architetto Lisa Saccone anno iniziato nel 2002.
Un percorso di unione e condivisione tre tutte le realtà territoriali che con diverse competenze possano coralmente supportare e contribuire alla costruzione di un nuovo modello di sviluppo all’interno della vimealle Simeto e del Salso. Il progetto pilota si concentra intorno alla tratto ferroviario Motta-Regalbuto ed è lì che dal 2008 molte associazioni assieme alla Università di Catania hanno concentrato i loro sforzi per dal vita ad un nuovo concetto di rigenerazione tra arte, cultura e sport, dove i criteri di utilità pubblica, rendimento economico, vaòlore sociale, sostenibilità ambientale sono perno dell’intera azione.

riferimenti progetto: https://www.facebook.com/sudsimeto/

Rigenerazione: Il post perfetto, il circo Orfei e via del Seggio.

in Appunti/Cosenza/Italia/Recupero e Rigenerazione di

Rigenerazione un termine diffuso largamente dentro e fuori i salotti della politica e dai soliti circoli culturali.
S’avviluppa intorno ale lingue di esperti e meno esperti, fa ormai parte anche del linguaggio popolare.

Chi ora sta scrivendo con tanta imperfezione, tenta ogni giorno di trovare una denominazione perfetta per un post perfetto, e rigenerazione non è un termine perfetto. D’altronde questo non è un post perfetto.

Come quei post con gli affronti politici, negativi e distruttivi, indirizzati contro l’aspetto che la città ha assunto in questi ultimi tempi, un affronto gravoso all’intelligenza usata da tanti giovani professionisti, spesso mal pagati e all’ombra, che hanno in questi anni lavorato per renderla così com’è, sempre più bella. Perchè Cosenza è una bella città, non si discute. Ora, usando come assioma l’espressione precedente, ritengo sarebbe utile fare, forse, un analisi sugli abitanti, che in un post imperfetto come questo, non possono non essere citati, i fantastici cosentini.

Ma poi penso: “e che li cito a fare?”

La maggior parte di loro, alla ricerca del post perfetto, suscettibili come sono, incappando in questo post imperfetto troveranno di che ridire, abbaiare, affibiare, denunciare, fare caricatura. Quanto tempo perso e quante braccia e menti rubati al lavoro, penso in fondo.

Per non parlare che da Bruxelles si sbraita sullo stato del paesaggio cittadino deturpato dai lavori della metrotranvia verde nel verde, lavori proiettati verso il futuro definiti con frasi che i parigini all’epoca di Effeil usavavano ampiamente, “l’œuvre qui gâche le paysage”, riferendosi alla famosa torre. Un linquaggio vecchio e aspro, usato e strausato, fuori posto soprattutto quando è pronunciato da chi parla d’innovazione e rigenerazione continuamente, senza effettivamente sapere di cosa stia parlando.

Deturpare chi, cosa, di che paesaggio parliamo?

Il paesaggio è in continua mutazione. E poi, per dirla tutta, non vedo progetti alternativi corposi.

Chiacchere e tabbacchere e lignu, diceva mia nonna.
La città cresce a prescindere dai suoi abitanti, ed è opera di tutti, belli o brutti. Un’œuvre imperfait.

Per fortuna che in questa opera imperfetta conviamo con persone coscienziose e operose. Ed è a loro che mi rivolgo, ai cittadini attivi, vogliosi di bellezza, come a via Del Seggio. Dove una giovane coppia ha letteralmente invaso di piante, in vasi colorati, le gradinate che costeggiano la loro dimora, guidando il passante con detti e frasi d’amore attraverso la città vecchia, o almeno un pezzo, con aforismi “incisi” su improbabili tavolette di legno colorate. Cittadini imperfetti come noi, che hanno deciso di dedicare il proprio tempo alla cura del bene di tutti, anche degli altri, dei brutti e senza chiacchere. Persone dal quale prendere esempio. Un esempio di rigenerazione?
Nomi e Cognomi? In un post imperfetto non si fanno, ma nel tentativo di tendere alla perfezione vi rimando alla prossimo post.

Il villaggio laboratorio di Ghesc

in Appunti/Architettura/Recupero e Rigenerazione di

Ghesc project |

Un luogo può essere rivitalizzato e sviluppato attraverso la ricerca e l’accoglienza di persone provenienti da tutto il mondo.

Un piccolo villaggio di otto edifici abbandonato da decenni è diventato così il centro delle attività e delle ricerche sull’architettura tradizionale organizzate dell’associazione Canova.
La dimensione fortemente locale si misura con la scala globale in un proficuo e vicendevole scambio di saperi e conoscenze.

Il progetto di recupero |

La parte pubblica del borgo corrisponde ad un insieme di edifici di proprietà dall’Associazione Canova, acquistati a partire dal 2010, sui quali ogni anno vengono organizzate le attività didattiche. La restante parte del villaggio (cinque case) è destinata alle abitazioni private, due delle quali hanno già avviato la fase di recupero architettonico.

I progetti per il riuso degli edifici si basano su presupposti condivisi dai partecipanti e prevedono la ricostruzione dei corpi di fabbrica con il reimpiego dei materiali da crollo, in un’ottica di continuità con le tecniche tradizionalmente adottate nei secoli. 

Casa Alfio |

Nel 2007, due soci attivi dell’associazione – Maurizio Cesprini e Paola Gardin – decidono di acquistare un edificio del borgo, svolgendo direttamente i lavori di recupero, con un approccio basato sulla valorizzazione dell’esistente e sull’uso di materiali sostenibili. Dal 2012 Maurizio e Paola vivono stabilmente a Ghesc. Ad aprile 2018 i residenti del borgo sono aumentati, con la nascita del loro primo figlio, Emil.
Nel 2015 Casa Alfio ha ricevuto un riconoscimento speciale da parte della giuria del prestigioso premio internazionale sull’edilizia sostenibile nelle Alpi “
Constructive Alps”.

L’associazione

L’associazione Canova è un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro fondata nel 2001 nel villaggio medievale di Canova, a Oira di Crevoladossola (VB, Italia).

Scopo principale dell’associazione è la valorizzazione del patrimonio storico architettonico locale, attraverso attività didattiche, divulgative ed artistiche.

sito web: www.canovacanova.com

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