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BARBARIAN

in Glossario di

Un breve excursus sulla definizione di barbaro.

 

Il vocabolo barbaro deriva da bar-bar, termine onomatopeico.con il quale gli antichi Greci chiamavano,
con valutazione spregiativa, quei popoli non appartenenti alla loro civiltà, ovvero, con linguaggio incomprensibile,  i cosiddetti popoli balbuzienti.

Successivamente, intorno al VIII e VII secolo a.C., il termine venne a indicare, per i Greci, il “non greco”, lo straniero. Tale definizione non comportava di per sé alcun disprezzo etnico, e anche popoli di alta cultura come i Persiani, Cartaginesi, Romani, gli Etruschi, gli Ebrei, etc… erano considerati popoli barbari.
Tuttavia, dopo il conflitto con i Persiani, la differenza tra greco e barbaro venne sentita soprattutto come di natura politica: l’uno era cittadino e libero, l’altro servo, poiché suddito.
Da qui il disprezzo dei Greci per i barbari ritenuti per natura e cultura inferiori a loro.  

Nel corso della storia la definizione di barbaro assume forme diverse, pur mantenendo intatto il significato di uomo di lingua diversa, il concetto  si arricchisce di sfumature.

Per i Romani, barbaro, era colui non partecipe della civiltà greco-romana, senza alcun pregiudizio etnico.  Nel l’espandersi dell’impero, con il valore di carattere indomito e feroce, il termine passò a designare le popolazioni oltre il confine, non toccate dalla civiltà romana, quei popoli senza leggi scritte o comunque non di ordinamento romano.
Durante le invasioni barbariche, del IV e V secolo d.C., il terrore accentuò questo significato, senza alterare mai il carattere culturale e politico, non etnico, della distinzione.  
Più tardi, infatti, alcuni barbari furono ammessi ad alti gradi militari.
Gli ultimi difensori dell’Impero d’Occidente, come Stilicone, Ezio, Oreste erano di origine barbarica.
Alarico I (Flavio Alarico), re visigoto, era un barbaro nominato nel 399, dall’imperatore Onorio, magister militum (maesto militare) dell’Illyricum.
Nell’Umanesimo e nel Rinascimento il rinnovato amore verso l’età classica e il mondo romano, barbarico era tutto ciò che non era classico, chi come, ad esempio, gli Scandinavi, i Turchi, ecc. non vantano una salda tradizione classica.
Gli umanisti italiani indicavano come barbaro chi non era italiano.
Nell’Illuminismo, alla nascita del mito del buon selvaggio, Giambattista Vico definiva barbaro “il primitivo”, come il primo e necessario stadio dell’evoluzione dell’uomo civile.

Attualmente il termine, che ha perduto ogni caratteristica etnico-culturale, serve a indicare per lo più, chiunque dia sfogo ai suoi istinti primordiali manifestando atteggiamenti poco consoni alle regole morali e sociali della convivenza civile.  Ti comporti come un b.; … quel b. del mio vicino, … ucciso barbaramente.

Oggi, potenzialmente, barbari etnicamente lo siamo tutti  ” (…) e che le istituzioni del mondo occidentale, per alcuni versi, sono forse più figlie delle cosiddette “invasioni” che del diritto romano.

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