Backgrounds#3: Giovanni Longo

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Dedichiamo, questo mese, la copertina a Giovanni Longo artista 100% calabrese, un talento che ci inorgoglisce come pochi.
Lo abbiamo conosciuto attraverso una serie di sculture che abbiamo amato molto. Fragile Skeletons è il titolo del gruppo scultoreo composto da rametti e bastoncini raccolti sulla spiaggia.  «Il legno è un materiale sincero», dice, «che non rinnega il proprio passato e la propria storia». Scheletri di uccelli, cani, pipistrelli e serpenti con una verosimiglianza sorprendente. Era il 2013 e da allora Giovanni ha percorsa molta strada dalla sua terra sino ad arrivare a Parigi dove in questi giorni è ospite in una residenza artistica presso il dipartimento culturale di Mountrouge. Qui pubblichiamo alcune immagini del progetto che Longo ha presentato il 27 luglio scorso nella capitale francese, Museum not Found.

“I Millennials … sono tra le fasce d’età più connesse alla rete e, più di altri, individuano la loro identità culturale nel contenuto visivo evidenziando spesso i limiti, in termini di valore assoluto, degli elementi condivisi che assumono rilevanza attraverso un processo di superficiale valutazione virale. Ed è proprio l’analisi della visione al centro del lavoro. Delle tre opere pensate per il progetto la principale è senza dubbio “Lit archive”, un archivio composto da circa 400 disegni, posti su alcuni tavoli luminosi, realizzati esaminando le strutture grafiche di altrettanti dipinti presenti nella collezione del Musée du Louvre. Nell’opera i singoli disegni vengono sovrapposti e, grazie alla trasparenza della carta utilizzata, linee di Ingres, Delacroix e Raffaello mutano in un dinamico e disordinato agglomerato, simile a uno scarabocchio, unendosi a quelle di autori meno noti spesso invisibili agli occhi del fruitore.” La seconda opera dà corpo a un singolo quadro sotto l’aspetto formale e cromatico, “Bonaparte crossing the Alps”. Questa grande tela di Delaroche é ispirata alla più famosa serie dipinta da David. Nell’immagine di Delaroche, forse più aderente alla realtà dei fatti, l’eroe condottiero rappresentato da David al galoppo del suo cavallo rampante diviene un uomo normale, infreddolito e sul suo mulo accompagnato da una guida mentre valica il San Bernardo. L’azione di annullare il quadro per creare una bandiera, come traccia fisica e cromatica, punta l’attenzione sul potere evocativo e politico che le rappresentazioni visive, oggi come allora, hanno sull’immaginario collettivo.
Il terzo e ultimo intervento è un video di circa 10 minuti realizzato a Parigi e accompagnato dalla voce narrante di Italo Calvino, scrittore italiano vissuto a lungo in Francia e autore di capolavori internazionali come “Le città invisibili”. La voce, tratta da un’intervista, racconta la città negli anni ’70, analizzandone la capacità di diventare uno spazio museale continuo. A  questa descrizione si accompagnano, di contro, le immagini alienanti di una Parigi contemporanea, sotterranea, e di luoghi vissuti al contrario, nel momento di chiusura, quando perdendo la loro funzione primaria divengono altro. Allora ecco il Palais de Tokyo divenire uno spazioso skate-park oppure la Bibliothèque nationale un teatro dove esibirsi in un saggio di danza, sotto gli indifferenti occhi dei passanti.”

Beh non ci rimane che incontrare Giovanni al suo rientro da Parigi per una intervista esclusiva per il nostro blog.

Il sito dell’artista: https://giovannilongo.com/

Giovanni Longo (Locri, 1985) è uno scultore e artista visivo italiano. Da diversi anni sperimenta molteplici linguaggi alla ricerca di soluzioni che possano descrivere al meglio la precarietà contemporanea. Dal 2005 la sua attenzione si concentra principalmente sul legno di recupero con il quale, operando un parallelo tra elemento osseo e ligneo, rappresenta simbolici scheletri indeboliti dal tempo (Fragile Skeletons). Il suo lavoro non si impone sullo spazio ma è alla ricerca del dialogo con esso, trovando ideale connotazione nelle soluzioni site-specific (Works). È soprattutto la dimensione della casualità la costante del suo lavoro, aldilà del mezzo espressivo utilizzato. Questo diviene evidente nel recupero del legno, ma lo è ancor di più nelle recenti videoinstallazioni realizzate in linguaggio di programmazione Java o nei particolari allestimenti concepiti in luoghi ambigui come gli ascensori, i ponti e tutti quei luoghi “di transito”. Il tutto con l’obiettivo finale di riordinare gli elementi e i concetti che man mano vengono evidenziati.
Nel biennio 2009/2010 è selezionato in diversi premi internazionali: Arte Mondadori, Arte Laguna, Combat e vince il voto on-line nella sezione “installazione & scultura” al Premio Celeste per due anni consecutivi. Nel 2011 una sua opera viene esposta alla Tese di S. Cristoforo per il Padiglione Italia/Accademie alla 54^ Biennale di Venezia. Nel 2012 prende parte al workshop “Eurasia Wings”, nel quartiere artistico M50 a Shanghai, dove ha modo di interagire con il rigore e la pulizia estetica della cultura cinese, in contrasto con la tumultuosa confusione della megalopoli. Negli anni successivi i suoi progetti sono protagonisti in diversi eventi internazionali: dal Kunstenfestival Watou in Belgio al progetto Wood Mood Valcucine a Londra, New York e Milano; dalla residenza a Grasse curata da PHOS alla biennale Jeune Création Européenne in Francia e Danimarca. Nel 2016 il MARCA Museo delle Arti Catanzaro gli dedica la prima personale istituzionale, a cura di Marco Meneguzzo, accompagnata da una pubblicazione edita da Rubbettino. Attualmente è in residenza a Parigi presso gli atelier del dipartimento culturale di Montrouge.

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