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UnPianoCulturaleIntegratoUn piano culturale integrato Un progetto di sviluppo, sia economico che territoriale, di una città non può non includere l’aspetto culturale-artistico come parte integrata. Soprattutto quando la città in questione soffre della mancanza di un piano culturale ben definito, o meglio circoscritto e indirizzato verso solo una parte elitaria della società. I grandi progetti culturali, .... apportano certo una trasformazione ed una rivitalizzazione della città, tuttavia sono gli interventi di arte e cultura che si radicano nella società locale che permettono di supportare identità locali e di costruire nuovi elementi di distintività del luogo. R.Comunian, P.L Sacco 2006* La questione ricalca in pieno l’intero panorama nazionale dove i grandi eventi e le mega strutture (festival, grandi mostre, etc) appaiono come solo strumento promozionale ad uso e consumo dei mass media, senza alcuna ricaduta sostanziale sul territorio in termini di sviluppo sociale, culturale ed economico. Un esempio tangibile della visione che ci offrono Comunian e Sacco, nel nostro territorio, è dato dalle numerose strutture inaugurate negli ultimi decenni, tra le tante: il Museo del Presente a Rende, la trasformazione di palazzo Arnone in Pinacoteca nazionale ed Il Museo all’aperto Bilotti a Cosenza, Il teatro Politeama a Catanzaro, Il Parco archeologico di Scolacium, la riqualificazione di villa Zerbi a Reggio Calabria e la miriade di festival, rassegne e sagre che affollano le estati della nostra regione. Certo una rivitalizzazione si avverte ma solo ad alcuni livelli privilegiati dello status sociale. Prendiamo come esempio il MaB (Museo all’aperto Bilotti). Il progetto, frutto della politica culturale e territoriale intrapresa durante il governo cittadino del sindaco Giacomo Mancini, non ancora completo, è stato inaugurato nel 2005. L’idea, di chiudere un’arteria principale del centro cittadino (corso Giuseppe Mazzini) e trasformarla interamente in area pedonale rendendola, con le donazioni del mecenate Carlo Bilotti un museo all’aperto, appare di fatto un buon esempio dell’uso dell’arte all’interno di un piano di sviluppo e riqualificazione urbana. Nonostante infatti le polemiche iniziali, suscitate dall’intervento da parte dei commercianti della zona impauriti dalle sorti dei loro affari, il centro cittadino ha registrato una notevole rivitalizzazione ed un significativo incremento del costo degli immobili lungo il corso. Le opere della donazione Bilotti ora appaiono in bella mostra su piedistalli sonori e dai colori cangianti tra le botteghe dei commercianti compiaciuti della grande opera, l’Ettore e Andromaca di De Chirico, il Grande Cardinale Seduto di Manzù, la Grande Bagnante di Emilio Greco, La persistance de la memoire di Salvator Dalì (solo per citare alcune delle opere presenti e previste). Appare evidente, però, come l’arte in questo caso, seppure di grande pregio, sia un’aggiunta finale e non integrale del piano di sviluppo, riducendo le opere d’arte stesse a delle bomboniere, su un bel mobile, distaccate totalmente dal contesto sociale di fondo e poco rappresentative la cultura del luogo. È infatti essenziale che le grandi opere, i grandi eventi e le riqualificazioni, siano parte integrale di un piano culturale che comunichi con le aree più periferiche della società con le esigenze e priorità, identificandosi con esse. La mancanza di una identità rappresentativa del luogo e della sua classe creativa collocano un simile intervento tra i tre modelli di rigenerazione urbana, definiti da Evans-Show (2004) ,e riportati da Comunian e Sacco nella loro analisi, come Cultural and regeneration: piani in cui la cultura figura non come parte integrale ma come aggiunta finale, commissione di opere d’arte pubblica successivamente al piano di recupero di un piano edilizio urbano. Oppure come Culture-led regeneration dove la cultura viene vista come catalizzatore e motore della riqualificazione. L’attività culturale, in questi casi, è di alto profilo pubblico, con progetti di design, di costruzione o recupero di grandi edifici e spazi aperti, o la realizzazione di grandi festival. Lo sviluppo di una città deve però confrontarsi con gli aspetti sociali radicati nel suo territorio e promuovere la loro integrazione. Tendere cioè all’ultimo modello definito da Evans e Show come, Cultural regeneration: modello in cui le attività vengono pianificate ed integrate con altre attività di recupero ambientale, sociale o economico di un contesto. I progetti di rigenerazione urbana di successo sono quelli in cui si attiva un forte coinvolgimento del senso di comunità e dell’identità locale preesistente ... i processi di rigenerazione... dovrebbero tendere verso un recupero del senso del luogo, della storia e dell’appartenenza alla comunità locale. [...] Gli investimenti culturali finalizzati alla promozione della creatività devono, quindi, poter rispondere anche ad una serie di esigenze ed obiettivi di tipo sociale: La promozione dell’inclusione sociale, il dialogo interculturale e la promozione dei diritti umani e civili contro l’esclusione economica e sociale. [...] E’ possibile allora dare vita a processi di rigenerazione fondati su una visione di lungo termine e soprattutto capaci di rilanciare l’economia cittadina in modo socialmente efficiente e sostenibile? R.Comunian, P.L Sacco 2006* |