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InchiostroQuando l’arte riscopre e riconverte i luoghi della storia dimenticati Chiostro di Santa Chiara e panni stesi Innumerevoli sono i luoghi sconosciuti, abbandonati, della vecchia città di Cosenza; non capita poi molto spesso che alcuni di questi vengano riscoperti e, anche se per pochi giorni, riconvertiti e restituiti ai cittadini. La scorsa estate è capitato di poter assistere ad una temporanea riconversione , in chiave artistica, di uno dei più belli, ma altrettanto dimenticati, edifici storici della città, ovvero il chiostro di Santa Chiara , situato nei pressi del vecchio liceo Telesio,cioè in via A. Serra. Nei mesi di giugno e luglio l’associazione ‘Centrale dell’Arte’ ha dato vita ad una manifestazione chiamata ‘In-chiostro’ le cui note caratterizzanti sono legate alla commistione di arte elettronica, poesia, pittura, letteratura, musica, e che si è potuta realizzare grazie alla partecipazione di artisti sia locali che nazionali. L’azione della ‘Centrale dell’Arte’ ha inteso sottolineare come sia possibile restituire, alla comunità, uno spazio dimesso tramite l’evocazione e il gioco artistici. Non è un caso che per tutta la durata della manifestazione nel Chiostro di Santa Chiara campeggiasse un’istallazione artistica di ‘panni stesi’; con questa si è voluta rimarcare la volontà di riappropriazione popolare di uno spazio come questo, rimasto chiuso al pubblico fin dall’ormai lontano 1997. L’evento di questa estate ha fornito, alla città, una occasione per riflettere su un importante patrimonio storico-artistico che la vecchia città bruzia possiede, ma che è sempre più vittima di una sorta d’oblio collettivo. Ripercorriamo brevemente le vicende di questo complesso religioso. Il monastero di Santa Chiara è situato in via Antonio Serra: una strada sulla quale sono poste prestigiose costruzioni, dai palazzi gentilizi dei De Matera e dei Cavalcanti al vecchio liceo Classico. La fondazione del Convento risale al 1212 nel luogo dove attualmente sorge la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli e l’ex convento dei Riformati; le clarisse acquistarono qeust’ultimo dai Padri Convenutali. Le suore rimasero in questa sede fino al 1577 quando, preferirono lasciare la Riforma per abitare al centro della città (Minucucci p. 61). L’edificazione dell’attuale chiostro risale al secolo XVI e, così come altri edifici sia civili che religiosi del tempo, testimonia il rinnovamento sul piano artistico e culturale che Cosenza visse in quel determinato periodo storico e che non si può paragonare a nessun’altra esperienza della regione. (Rubino Teti p. 42.). Le suore del convento si ponevano fra i numerosi enti ecclesiastici possessori di beni mobili ed immobili, il catasto conciario di Cosenza, redatto nel 1756, ci informa che il monastero possedeva dei beni fondiari posti nelle immediate vicinanze del centro urbano. Per tale motivo il chiostro subiva una tassazione di 3.031 once, a cui andavano ad aggiungersi altre 120 once di tassazione relative al possesso di beni immobili. (Rubino-Teti p. 78, 80). La rilevanza delle clarisse ci è dimostrata anche dal fatto che, durante l’occupazione Francese nel 1809, le clarisse ricevettero la visita di Murat il quale assicurò le religiose che il convento non sarebbe stato soppresso (Minicucci, P. 65). Nel secolo successivo, a seguito del disastroso terremoto, che colpì Cosenza nel 1854, sui cui effetti rimandiamo in particolare al libretto dell’accademico …… . In quella occasione il comune di Cosenza pensò di espropriare al convento di Santa Chiara, un terreno detto via Rocciola posto fra via Rivocati e il convento della Riforma, il quale sarebbe stato destinato all’edilizia popolare. Le suore, tuttavia, cercarono un aiuto presso il vescovo locale ed addirittura il sovrano in persona, riuscirono quindi a mantenere il loro possedimento grazie ad un editto reale che bloccava il progetto comunale (Rubino-Teti p. 92). All’indomani dell’unità d’Italia il convento ricadde fra gli enti di cui si prevedeva la soppressione non , il chiostro da allora fu annoverato fra i beni del demanio italiano. “La chiesa rimase così abbandonata, e gli oggetti e gli arredi sacri asportati, gli altari demoliti” (Minicucci, p. 65). Queste le vicende che hanno investito un edificio importante per la storia di una città. Ci auguriamo che non si registreranno più azioni di depauperamento del nostro patrimonio artistico e che si ripetano, con sempre maggiore frequenza, delle iniziative che aprano i monumenti alla cittadinanza, perché si possano riscoprire e valorizzare sempre di più. Bibliografia Carlino, C., (!998) Cosenza Storia, arte, cultura Pomezia (Roma) Minucucci, C., (1933) Cosenza Sacra Cosenza Rubino, G. R., - Teti M. A., (1993) Cosenza Roma - Bari Artist's Meeting 2006 in-chiostro nel giugno del 2006 si è volto l'artist's meeting in-chiostro. L’idea parte dal lavoro della Centrale dell’arte sul riuso di spazi e aree trascurate e/o dimesse della nostra terra. Scrittori, poeti, artisti e musicisti si sono esibiti nello splendido chiostro cinquecentesco a stretto contatto con il pubblico. La caratteristica principale delle presentazioni-esibizioni sarà la “leggerezza”. Lo scopo dell'evento è stato quello di far riflettere divertendo.fra gli aritsti che sono stati presenti ricordiamo lo scrittore Tiziano Scarpa la scrittrice Rosaria Lo Russo, gli autori Domenico Seminerio con il suo “giardino segreto dell’amore” e Lisi e Condorelli. Per le arti visive Natale Platania, Andrea Bruno e tanti altri, che hanno inviato le loro opere per questo piccolo micro-festival, interamente autoprodotto. L’aspetto musicale è stato curato dal direttore del Conservatorio di Vibo Valentia, e ha visto l’esibizione di musicisti affermati o brillanti e giovani talenti come Andrea Cusato Jazz quartet,Greta Medini al violino, Ivan Macrì alla chitarra, le musiche di Stanislao Giacomantonio e uno splendido trio di fisarmoniche, Camminò Arena Casuscelli. In-chiostro ha dimostrato, ancora una volta, le possibilità di ridare vita ai luoghi abbandonati di una città: in effetti la scelta del chiostro di Santa chiara, afferente la biblioteca civica di Cosenza, non è stata affatto csauale, il chiostro è stato per decenni chiuso, strappato alla cittadinanza che nei fatti addirittura disconosce il luogo che pure ha una antica tradizione e si trova nel cuore della città vecchia di Cosenza. In-chiostro ha rivitalizzato, seppure per un breve periodo, non solo l'edificio di Santa chiara ma tutta la città vecchia che ormai da alcuni anni subisce un declino a fronte di una passsata rifioritura del centro che, negli anni novanta, aveva spostato su di se l'attenzione e l'interesse di tutta la città. |