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Future city

#INTRO

FUTURE CITY: artisti per la città

Come sarà la città futura e quali saranno gli effetti collaterali delle continue iniezioni di cemento cui è continuamente sottoposta?

La cura alternativa che vorremmo, con questo progetto proporre, è l'ARTE. Partendo dal presupposto che la cultura artistica viene tuttora considerata come secondaria, se non ultima, rispetto a molte altre discipline, sappiamo quanto sia dura e tortuosa la strada per un inversione totale delle nostre tradizioni culturali.

Trasformare i preconcetti che mostrano l'arte come un passatempo costoso o come una insufficiente fonte di sviluppo, ci sembra un grande sforzo ma di sicuro non inutile.

A rafforzare la convinzione che l'arte sia un'importante e non inferiore strumento per una civile conversione e che per quanto sia pensante, l'impegno non è mai inutile, basta confrontarsi con il resto d'Europa che crede nelle rivoluzioni partendo dall'Arte. Da Valencia a Berlino, da Parigi a Torino sino al nostro sud.

...A furia di non mangiare si arriva all'anoressia. Senza arte, l'uomo torna allo stato selvaggio. All'essere umano non basta la terra sotto i piedi, non basta il sole sulla testa. L'uomo diventa adulto per realizzarsi oltre il proprio spazio ed il proprio tempo. ...S'insegna l'arte come se fosse un di più, qualcosa che si fa quando sono esaurite " le cose importanti". sbagliato. Com' è sbagliato portare i ragazzi nei musei senza aver dato loro gli strumenti per leggere i l'arte. come avere tante biblioteche per analfabeti. Ecco, io vorrei alfabetizzare i ragazzi all'arte. Ci deve essere l'educazione allo sguardo...

Maria Lai. Incontro con Maria Lai nella sua Sardegna (a cura di) Fabiola Palmieri Teseo, Aprile 2005, pp. 220, 221.

Nel presentare il progetto, la Centrale dell'Arte, confida nei segnali di trasformazione che da parte della società civile del nostro paese manifesta e proprio per questo l'associazione ritiene necessario un ancor più decisivo distacco dalle autoritarie imposizioni del mercato globale.

Che cos’è. La città futura immaginata dagli artisti; un laboratorio di suoni e visioni della città futura, un progetto finalizzato alla costruzione di un centro d'arte contemporanea legato alle altre realtà europee ed aperto al mediterraneo.


MODELLO DI SVILUPPO SOSTENIBILE PER UNA CITTA’ CREATIVA.

'''Come possiamo immaginare di rendere sostenibile un modello socio-economico che coinvolga in modo trasversale le risorse creative e umane di una città?'''

L’analisi del territorio di Cosenza, avviata dall’associazione Centrale dell’Arte, tiene in considerazione dei punti analitici necessari al raggiungimento di una visione globale della città e delle sue risorse disponibili. Le forze creative urbane, attualmente, si svincolano dal contesto sociale in cui le proposte innovative dovrebbero inserirsi e attuarsi. Siamo, dunque, ancora spettatori di una sostanziale divergenza fra classe innovativa (e politica) e cittadinanza che è tale da svuotare di qualsiasi significato e valore i modelli di sviluppo così applicati.

Al contrario se le attività culturali, produttive e socio-economiche coinvolgono direttamente le singole fasce sociali avremo una applicabilità innovativa orientata ad assumere un forte senso collettivo delle esperienze proposte. Possiamo parlare di sostenibilità nell’accezione di coinvolgere la società civile e di sperimentare quegli strumenti interpretativi, necessari ad individuare i bisogni collettivi e i loro strumenti di realizzazione, per un miglioramento generale della qualità della vita di una città e dei suoi cittadini. Trasformarsi, di conseguenza, in consumatori consapevoli fruitori di saperi e conoscenze innovative che si coniugano armonicamente con le risorse già esistenti in un territorio urbano.

Tale visione di sviluppo richiede una integrazione orizzontale di tutti gli attori sociali (pubblica amministrazione, imprenditorialità, sistema formativo e università, operatori culturali e sociali ) per delineare un modello collettivo in cui i singoli si possano liberamente identificarsi verso una produzione diffusa. All’interno della città infatti riconosciamo dei luoghi espressivi simbolici in cui ogni individuo può inserire e rielaborare i segni e i contenuti prodotti in modo da arrivare a un linguaggio comune, compreso universalmente.

Quali sono le energie produttive da coinvolgere per uno sviluppo trainante?

Prima di tutto pensiamo alla possibile riconversione produttiva dei grandi spazi in disuso, come delle risorse collettive, che contengono in sé delle ampie strategie di ricerca e produzione. Spazi dimenticati che, grazie alle nuove destinazioni, possono attrarre sia singole competenze che nuove professionalità nella prospettiva di generare una economia auto-sostenibile per uno sviluppo locale che punta su: riconversione, attrazione, sperimentazione, produzione. Muovendoci su questo assioma immaginiamo quegli spazi abbandonati come dei luoghi aggregativi in cui attori sociali e culturali possano sperimentare qualsiasi forma di comunicazione artistica,attratti dall necessità di diffondere ciò che si produce come capitale sociale disponibile a tutti. Un effetto atteso della riconversione dei luoghi dismessi e’ relativo alla messa in connessione di quartieri che oggi restano ancora chiusi nei monadismi.

In tale visione l’arte assume un ruolo trainante nei progetti di riconversione degli spazi gia’ esistenti, al punto tale da trasformarli in luoghi aggregativi e di forte promozione sociale, attraverso programmi formativi che si focalizzano sull’alfabetizzazione delle arti espressive. Ecco che l’arte diviene anche strumento di auto-rappresentazione della citta’ e dei suoi cittadini perche’ essa si presenta come un sistema linguistico che permette di codificare segni del presente, per meglio proporre una modificazione.


UN PIANO CULTURALE INTEGRATO

Un progetto di sviluppo, sia economico che territoriale, di una città non può non includere l’aspetto culturale-artistico come parte integrata. Soprattutto quando la città in questione soffre della mancanza di un piano culturale ben definito, o meglio circoscritto e indirizzato verso solo una parte elitaria della società.

''I grandi progetti culturali, apportano certo una trasformazione ed una rivitalizzazione della città, tuttavia sono gli interventi di arte e cultura che si radicano nella società locale che permettono di supportare identità locali e di costruire nuovi elementi di distintività del luogo.''

R.Comunian, P.L Sacco 2006*

La questione ricalca in pieno l’intero panorama nazionale dove i grandi eventi e le mega strutture (festival, grandi mostre, etc) appaiono come solo strumento ìpromozionale ad uso e consumo dei mass media, senza alcuna ricaduta sostanziale sul territorio in termini di sviluppo sociale, culturale ed economico. Un esempio tangibile della visione che ci offrono Comunian e Sacco, nel nostro territorio, è dato dalle numerose strutture inaugurate negli ultimi decenni, tra le tante: il Museo del Presente a Rende, la trasformazione di palazzo Arnone in Pinacoteca nazionale ed Il Museo all’aperto Bilotti a Cosenza, Il teatro Politeama a Catanzaro, Il Parco archeologico di Scolacium, la riqualificazione di villa Zerbi a Reggio Calabria e la miriade di festival, rassegne e sagre che affollano le estati della nostra regione. Certo una rivitalizzazione si avverte ma solo ad alcuni livelli privilegiati dello status sociale. Prendiamo come esempio il MaB (Museo all’aperto Bilotti). Il progetto, frutto della politica culturale e territoriale intrapresa durante il governo cittadino del sindaco Giacomo Mancini, non ancora completo, è stato inaugurato nel 2005. L’idea, di chiudere un’arteria principale del centro cittadino (corso Giuseppe Mazzini) e trasformarla interamente in area pedonale rendendola, con le donazioni del mecenate Carlo Bilotti un museo all’aperto, appare di fatto un buon esempio dell’uso dell’arte all’interno di un piano di sviluppo e riqualificazione urbana. Nonostante infatti le polemiche iniziali, suscitate dall’intervento da parte dei commercianti della zona impauriti dalle sorti dei loro affari, il centro cittadino ha registrato una notevole rivitalizzazione ed un significativo incremento del costo degli immobili lungo il corso.

Le opere della donazione Bilotti ora appaiono in bella mostra su piedistalli sonori e dai colori cangianti tra le botteghe dei commercianti compiaciuti della grande opera, l’Ettore e Andromaca di De Chirico, il Grande Cardinale Seduto di Manzù, la Grande Bagnante di Emilio Greco, La persistance de la memoire di Salvator Dalì (solo per citare alcune delle opere presenti e previste). Appare evidente, però, come l’arte in questo caso, seppure di grande pregio, sia un’aggiunta finale e non integrale del piano di sviluppo, riducendo le opere d’arte stesse a delle bomboniere, su un bel mobile, distaccate totalmente dal contesto sociale di fondo e poco rappresentative la cultura del luogo. È infatti essenziale che le grandi opere, i grandi eventi e le riqualificazioni, siano parte integrale di un piano culturale che comunichi con le aree più periferiche della società con le esigenze e priorità, identificandosi con esse. La mancanza di una identità rappresentativa del luogo e della sua classe creativa collocano un simile intervento tra i tre modelli di rigenerazione urbana, definiti da Evans-Show (2004) ,e riportati da Comunian e Sacco nella loro analisi, come Cultural and regeneration: piani in cui la cultura figura non come parte integrale ma come aggiunta finale, commissione di opere d’arte pubblica successivamente al piano di recupero di un piano edilizio urbano. Oppure come Culture-led regeneration dove la cultura viene vista come catalizzatore e motore della riqualificazione. L’attività culturale, in questi casi, è di alto profilo pubblico, con progetti di design, di costruzione o recupero di grandi edifici e spazi aperti, o la realizzazione di grandi festival.

Lo sviluppo di una città deve però confrontarsi con gli aspetti sociali radicati nel suo territorio e promuovere la loro integrazione. Tendere cioè all’ultimo modello definito da Evans e Show come, Cultural regeneration: modello in cui le attività vengono pianificate ed integrate con altre attività di recupero ambientale, sociale o economico di un contesto. I progetti di rigenerazione urbana di successo sono quelli in cui si attiva un forte coinvolgimento del senso di comunità e dell’identità locale preesistente ... i processi di rigenerazione... dovrebbero tendere verso un recupero del senso del luogo, della storia e dell’appartenenza alla comunità locale. [...] Gli investimenti culturali finalizzati alla promozione della creatività devono, quindi, poter rispondere anche ad una serie di esigenze ed obiettivi di tipo sociale: La promozione dell’inclusione sociale, il dialogo interculturale e la promozione dei diritti umani e civili contro l’esclusione economica e sociale. [...] E’ possibile allora dare vita a processi di rigenerazione fondati su una visione di lungo termine e soprattutto capaci di rilanciare l’economia cittadina in modo socialmente efficiente e sostenibile? R.Comunian, P.L Sacco 2006*


DISMISISIONI CREATIVE E PARCO URBANO

La proposta della centrale dell’arte mira ad un ripensamento dell’idea di sviluppo della città, attraverso un modello socio-economico sostenibile che coinvolga in modo trasversale le risorse creative presenti nel territorio, mediante il recupero dell’esistente e la salvaguardia e riqualificazione delle aree di interesse storico-culturale e paesaggistico. Queste parti di città al momento risultano essere disconnesse dal tessuto urbano, pur contenendo una loro omogeneità.

L’idea è quella di riconnettere queste parti attraverso un parco urbano, limitrofo ai corsi d’acqua, sostenuto da un sistema di attraversamento leggero (recupero della linea ferrata) che va dall’area agricola di Donnici fino all’Università. Questo è il tentativo, da un lato di avere una connessione lineare ed omogenea tra le parti urbane, dall’altro è di definire quest’area del parco come un’area sperimentale, luogo di condivisione “Laboratorio sociale permanente” dove far confluire vari saperi e competenze. La salvaguardia dell’ambiente naturale ed il recupero dei grandi spazi in disuso o in via di dismissione, sono da considerare, secondo la centrale dell’arte, come luogo privilegiato dove avviare un processo partecipato di ripensamento della città. Il progetto considera le aree dismesse come nodi simbolici, luoghi espressivi, risorse collettive per la valorizzazione e sviluppo di interi quartieri, per stimolare una possibilità di ricerca e produzione artistica per avviare un modello di sviluppo sostenibile. Sostenibile nell’accezione di coinvolgere e stimolare la società civile all’utilizzo di strumenti interpretativi necessari per individuare i bisogni collettivi e i loro strumenti di realizzazione per un miglioramento generale della qualità della vita di una città e dei suoi cittadini.

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Page last modified on April 14, 2008, at 07:29 PM