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LETTERA DI ITALIA NOSTRA RISPETTO LA CENTRALE DEL MERCURE
• Al Presidente della Regione Basilicata on.le Vito De Filippo
• Al Presidente della Regione Calabria on.le Agazio Loiero
• Al Ministro dell'Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare On. Stefania Prestigiacomo
• Alla Commissione Europea Julio.Garcia-Burgues -Stavros Dimas
Mega Centrale del Mercure oppure ambiente nella valle fluviale protetta del Mercure-Lao?
Come evidente dalla stampa, negli ultimi giorni è riemerso più che mai
aspramente il dibattito sulla centrale ENEL del Mercure, un tentativo
di produrre energia "pulita" non dal solare o con altre tecnologie
sostenibili, ma bruciando guarda caso alberi proprio all'interno di un
Parco Nazionale, quello del Pollino, da ridicolizzare o riperimetrare
ad hoc, in cui per legge invece gli alberi e la vita che essi
custodiscono andrebbero protetti.
Tale centrale mai smantellata nemmeno dopo che le indagini della
Procura della Repubblica di Castrovillari evidenziarono nel terreno di
competenza dell'impianto la presenza di diverse aliquote di materiali
inquinanti sotterrati (e ci si chiede se rimossi e bonificati) a poca
distanza dal fiume Mercure-Lao, è tornata da qualche tempo nuovamente
di scena ridestando i giusti timori di ambientalisti e soprattutto dei
comuni cittadini che vivono a poca distanza dal mega impianto siano
essi Lucani, oppure Calabresi.
Come noto si tratterebbe di attivare in area naturalistica di
importanza non solo nazionale ma con influenza diretta, mediante la sua
arteria fluviale principale, sugli habitat di importanza europea
tutelati per legge dalla Riserva Naturale Integrata e dal Sito di
Importanza Comunitario IT9310025 "Valle del fiume Lao". Si parla cioè
di un impianto con una potenza di ben 40 MW che, come evidenziato dagli
studi degli esperti Rabitti e Casson, impatterebbe direttamente il
comprensorio del Parco del Pollino a partire dal comune di Laino Borgo
(CS) ma con ovvie ripercussioni anche sul traffico veicolare nella
zona, sugli habitat e la salute della valle del Lao, fiume che tramite
il Mercure accoglierebbe, cosa gravissima, le acque industriali della
centrale del Mercure stessa. L'approviggionamento delle biomasse
costituisce un altro punto di importanza fondamentale nella vicenda,
dato che sussistono evidenti contraddizioni e problematiche gravi, sia
nel caso che esse corrispondano a biomasse estere o che, ancora peggio,
esse siano di provenienza locale (cioè prelevate direttamente dai
boschi vergini o da quelli già devastati dagli incendi sul Pollino), o
ancora, come addirittura molti temono in questo periodo di emergenza
rifiuti campani, esse provengano dalla frazione organica derivante da
rifiuti urbani ed altro ancora.
Il problema che Italia Nostra Gruppo Interregionale del Pollino
intende sottolineare è molto semplice: le biomasse da ardere a Laino
Borgo non possono, come previsto dagli studi presentati per la messa in
funzione dell'impianto, essere sottratte agli ecosistemi protetti della
ZPS IT9310303 "Pollino ed Orsomarso", del SIC IT9310025 "Valle del
Fiume Lao" o dalle aree di straordinario pregio naturalistico del
versante lucano, né la qualità dell'acqua del fiume Mercure-Lao che
ospita una fauna ittica, anfibia e mammifera (lontra, Lutra lutra L.)di
interesse eccezionale, deve essere neppure minimamente alterata nei
suoi parametri chimico-fisici dall'attività di questo impianto che
sottrarrebbe acqua pura dal Mercure e poi vi immetterebbe le sue acque
industriali.
I boschi del Pollino Calabro-Lucano, l'area protetta più estesa
del Mediterraneo, e la biodiversità in essi custodita pagano già
annualmente un pesante tributo all'emergenza mai risolta degli incendi
estivi: andrebbero anzi tutelati maggiormente perché costituiscono un
bene di tutti i cittadini di Italia, Europa e oltre, ed è per questa
ragione che gli alberi del Pollino non possono e non devono in alcun
modo essere bruciati in una centrale per farne energia elettrica, per
giunta proprio in un parco nazionale dove paradossalmente gli alberi
andrebbero protetti e non certo bruciati.
Italia Nostra intende denunciare anche innanzi alla Commissione Europea
per l'Ambiente questa problematica che, facendosi scudo con il consueto
ricatto occupazionale, ENEL non intende mai affrontare davvero, dato
che riteniamo che il turismo di qualità e l'agricoltura ed allevamento
biologici in un territorio da mantenere sano, e non certo poche decine
di posti di lavoro in una mega centrale che divora gli alberi di un
parco nazionale, polmone verde nazionale e del Mediterraneo, possano
fare realmente il bene della comunità del Pollino e valle del
Mercure-Lao, popolazione che è fortemente invitata a riprendersi con le
armi della democrazia il possesso attivo della propria terra e quindi
del proprio futuro.
Pollino,lì, 3/06/2008
Italia Nostra
Gruppo Interregionale PN del Pollino
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