|
Scritto da lacentraledellarte.org
|
|
sabato 17 marzo 2007 |
Charlotte, 32 anni, è proprietaria di una clinica di bellezza. Un
giorno decide di abbandonare il proprio compagno Kristian e di andare a
vivere in un appartamento che conserverà l'aspetto della provvisorietà.
Al piano di sotto abita un giovane transessuale che la donna conoscerà
comprendendone i problemi. Film danese 'classico' potremmo definire
questo En Soap che riproduce volutamente lo stile di una soap opera per
scavare nelle vite di due personaggi incerti sul loro futuro che tali
restano sino allo scorrere dei titoli di coda. Girato in modo
claustrofobico (l'unico 'sguardo' dall'esterno dedicato ad alberi
costantemente e retoricamente in fiore) il film poggia il suo interesse
sulla prestazione dei due protagonisti e sulla capacità di raccontare
la sofferenza di una mente che vive in un corpo che non le appartiene.
Con delicatezza (in particolare per quanto riguarda i rapporti di
Ulrik/Veronica con la madre) e senza retorica trans.
LA RECENSIONEIl sottogenere trans sta solcando un vero e proprio trend
nel cinema contemporaneo (dal delizioso 'Transamerica', sconfitto agli
Oscar, all'atteso 'Breakfast on Pluto' che vedremo al Togay passando
per l'italiano 'Mater Natura' che dovrebbe uscire il 21 aprile) e in
sede critica si può riconoscere un interesse autoriale che sta dando
ottimi risultati sia formali che di contenuto. Ne è la riprova la
scabra tragicommedia danese 'En Soap' ('Una telenovela')
dell'esordiente danese Pernilla Fischer Christensen (nella foto con il
produttore Lars Bredo Rahbek), un intelligente kammerspiel che ha vinto
l'Orso d'Argento a Berlino (ex-aequo con l'iranino 'Offside di Jafar
Panahi) e il premio per la migliore opera prima.
Il titolo non inganni: è puramente sardonico e si riferisce alla
passione del protagonista Ulrich/Veronica per le soap americane, unica
via di fuga da una realtà deprimente e inappagante. Veronica è infatti
una trans tendente alla depressione, convive con l'adorato cagnolino
Miss Daisy, si prostituisce in casa con clienti che a volte le
richiedono la realizzazione di insolite fantasie coprofile o sadomaso
("Faccio solo pompini e seghe", risponde lei) e attende con ansia la
lettera che le consentirebbe l'operazione per il cambio di sesso. Al
piano di sopra abita l'instabile Charlotte, una trentaquattrenne
titolare di una clinica estetica, in crisi sentimentale dopo aver
lasciato il suo fidanzato Kristian e poco invogliata ad arredare il
nuovo appartamento fresco di trasloco. I due si conoscono grazie a un
doppio scambio di favori: Veronica aiuta Charlotte a spostare un letto
da una stanza all'altra e Charlotte ricambia regalandole un fondotinta;
quando Charlotte la salva da un tentativo di suicidio per ingestione di
barbiturici, la vicina la ringrazia facendole una tenda nuova di cui
Charlotte non apprezza le balze per lei troppo originali. Tra le due
vicine prevale ancora la diffidenza, e solo quando Veronica salva
Charlotte da un brutale pestaggio dell'ex che non si rassegna
all'abbandono, il rapporto tra le vicine si intensifica sfiorando anche
l'intimità fisica in una scena forte e insolita.
Girato interamente nei due appartamenti dei protagonisti (le uniche
inquadrature esterne sono riprese del palazzo 'filtrate' da alberi in
fiore), ricorda nell'atmosfera claustrofobica e disincantata il primo
Fassbinder di 'Perché il signor R. è diventato matto?' e 'Le lacrime
amare di Petra Von Kant'. La regia è dogmaticamente derivativa: luci
naturali, camera a mano e presa diretta (coproduce la Nimbus Film
legata a Lars Von Trier). Le varie fasi della storia sono intervallate
da siparietti in bianco e nero con un titolo pertinente (il più
toccante è 'Due anime'), inquadrature fisse e una voce off che
'riassume' la vicenda come, appunto, nelle puntate di una telenovela.
C'è molto realismo e nessuna concessione agli stereotipi soprattutto
nel descrivere il personaggio trans (assai più che in 'Transamerica'):
nessuna esagerazione col trucco, il dolore acuto e profondo dovuto agli
squilibri umorali e fisici causati dall'assunzione di ormoni, gli
stratagemmi per celare il sesso maschile come il nastro da pacchi
appiccicato negli slip. C'è molta umanità nel descrivere due personaggi
alla deriva, entrambi passionali e disperatamente soli ma incapaci di
tessere rapporti umani che non cedano alla nevrosi e
all'insoddisfazione. Merito di una regia accorta e sensibile ma
soprattutto di due interpretazioni notevoli: Charlotte è la brava Trine
Dyrholm, la Pia di 'Festen' già maltrattata dal compagno nel film di
Vinterberg, mentre l'attore prevalentemente televisivo David Dencik
veste
|
|
Ultimo aggiornamento ( venerdì 02 maggio 2008 )
|