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e 9 Aprile ore 21:00 al teatro dell'acquario di Cosenza La
Compagnia Teatrale “Hotel de la Béance” presenta Concerto
e Altro per Quattro Voci: città all'inferno (ovvero
fiabe e fantasmi d’una Cosenza di-ce-menticata) con:
Marco Magnelli, Serena Ciofi, Rosy Macrì, Mario Lino Stancati a
cura di Mario Lino
Stancati
L’
Hotel de la Béance, cerca di dare un senso al suo nome, e con
“Città all’Inferno” decide di abitare la Mancanza,
auto-organizzando una vacanza/villeggiatura nell’albergo del Vuoto
quotidiano che Cosenza, città tra le città, offre e
soffre abitualmente. Questo
viaggio-incubo lo si percorre, dapprima, in compagnia della ben nota
leggenda del re Alarico, che lo vuole seppellito in fondo al Busento
con il suo tesoro tutto, leggenda che un August Von Platen di
carducciana traduzione ci illumina nei suoi versi forse a
significare, ora, un tesoro perduto, t(r)ombato, tristemente
affondato per seppellire e innalzare infestanti “erbe de i
torrenti”; poi
in compagnia delle vision’arie e apocalittiche prospettive Di Mimmo
Donato, poeta cosentino contemporaneo, che finalmente dà voce
“all’acqua di fogna” contesa davvero da troppi, o a quelle
Popolazioni
Nascoste
che tanto ricordano i neri topi-tipo meglio conosciuti come cittadini
modello;per
poi continuare con la tarantolata e amarissima considerazione poetica
di un altro cosentino come Luigi Rodotà, che con i suoi
Fantasmi
ballerini ci lascia ascoltare il “silenzio tombale” di un
ammuffito centro storico, ormai preda e occupato solo da ombre,
deserto, occhiaie spettrali e altre inquietudini rimaste “senza
schiamazzi e senza canzoni”; cantabilità
che invece incontriamo nella cosentinissima ironia sarcastica di
Geppino Stancati, che a mò di filastrocca leggera sputtana,
con il sorriso e gli occhi della gente semplice di un vernacolar
mercato, gli affari e la politica, o meglio quell’enorme affare
pornografico che è la politica; ironia,
che ci traghetta nelle deregolanti intuizioni acide di Ivain e
Gallizio, randagi profeti atomici d’una nuova città ideale,
che abolisce il tempo, la moneta, la memoria, e soprattutto le
geografie economiche e i quartieri forzati per “creare l’uomo
nuovo, fatto unicamente per il riposo del settimo giorno”; per
approdare-terminare col grido-beffa d’un mondiale Arthur Rimbaud,
completamente fuor dalla legge, dalla morale, dal popolo, dalle
parole: urlo impossibile, epilogo dell’itinerario d’attraversamenti
che da Cosenza arriva a quel “paesaggio immondo”, dove tutti
placidi ed ebeti canterellano gai gai il ritornello sala(ria)to del
“creperemo per il mondo che avanza”. Insomma,
un Concerto e Altro per Quattro Voci, abitate e svestite da mitiche
fantasmagorie e favolose assenze, un vivo cantare (e mai un
dis-corso) l’Assenza, che poi è l’Essenza d’ogni Canto,
appunto un “azzurrino vomitar un suono che sa di marmo”.
Mario
Lino Stancati
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