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Cosenza
, pur non essendo una città industriale, presenta sul suo
territorio una serie di aree dimesse ossia spazi che, nel passato,
erano prevalentemente destinati ad attività produttive e che
ora, per precise scelte economiche, versano nel più totale
abbandono in attesa, forse,
di essere
smantellate e destinate all’edificazione civile o commerciale.Riconvertire
un’area che ospitava le officine delle ferrovie calabro-lucane e
che attualmente, si trova collocata al centro di una più vasta
zona
diventata teatro
di una recente cementificazione, per la Centrale dell’Arte diventa
fattibile
tramite una
progettazione che si esplica attraverso le forme di lavoro collettivo
che ha
permesso
un primo recupero strutturale affiancato ad un recupero creativo che
si è manifestato nelle attività culturali che,
quest’anno, hanno animato le serate di
“Fiera Inmensa”.
guarda il video
Ridipinti i muri , ripuliti gli
spazi, risistemate finestre reso agibile il luogo lo si è
popolato di una serie di iniziative che vanno dalle mostre
fotografiche alle istallazioni, dal cinema agli spettacoli teatrali e
musicali infine alle riflessioni su temi dei migranti dei CPT e delle
aree dismesse ai laboratori che hanno coinvolto numerosi bambini. I
volti delle persone che hanno preso parte alle iniziative erano
quelle dei volontari e dei tanti genitori a loro seguito, dei
migranti, dei giovani cosentini, tutti si sono incontrati attorno
alla struttura riconvertita che poteva rimanere luogo decadente ma
che invece, grazie al lavoro manuale in primo luogo, si è
qualificata come spazio restituito alla città ai suoi abitanti
e ai viandanti. L’atmosfera che si è respirata nel corso
dell’iniziativa è stata intrisa dalla volontà di
incontrarsi e di conoscersi a partire dalla mensa per arrivare alla
cultura e infine alla riflessione.
Partire dal lavoro fisico è
il primo passo per capire lo spirito del progetto della costruzione
di un centro d’arte contemporanea perseguito dall’associazione
Centrale dell’Arte.
Il lavoro collettivo ha permesso
alla stessa associazione di crescere e di rafforzare i propri
propositi, in definitiva si è trattato di un vero e proprio
momento di crescita del gruppo che solo attraverso il sudore la
stanchezza fisica, e non tramite semplici elucubrazioni mentali, ha
imparato a conoscersi e a cementarsi così come, in fondo,
suggeriva Makarenko.
In definitiva è ora che si
faccia sempre piu’ uso del cemento delle collettività invece
che del cemento dei palazzinari.
Il video, realizzato da Alessandro
Gordano, racconta la storia di questo lavoro collettivo.
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