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Cosenza, dicembre 2007.
Gli occhi, le minacce, gli odori, le puzze, i piatti, il perdurare del
colonialismo, l'erba, lo sfruttamento, i gesti, la lingua anzi le mille
lingue, le foglie di coca, i giochi, i missionari, i sogni, i progetti,
l'acqua, i sentimenti, i fiumi colorati dall'inquinamento, la colla
nelle bottigliette, gli stracci, gli slums, le tonnellate di
spazzatura, le case improbabili, le suore (anzi i cap'i pezza), la
cocacola, le zanzare, i matato (pulmini strapieni di robe e gente), le
musiche, le troppe chiese, i grattacieli, le tante "mama" incontrate, i
machete, la polizia corrotta, le troppe religioni, i muzunghi (gli
uomini bianchi), i politicanti, le acconciature, le strade sterrate e i
crateri, gli animali incredibili, la violenza, le risate, i mercatini,
la frutta, le donne, le ciabatte coi copertoni, il kerosene bruciato.
(foto di Ciccio Noto)
Stavo male, veramente male, mi contorcevo nel letto prima, nel pulmino
poi, al punto che stavo per rinunciare al mio primo viaggio in Africa,
più precisamente in Kenya a Nairobi, ed era lo scorso ottobre. Oggi,
dal rientro dal secondo viaggio, questa volta scarsi dieci giorni,
ripensavo a quel giorno se avessi deciso di non andare: me ne sarei
pentito amaramente, molto probabilmente. Sono partito con persone di
chiesa, cattoliche. Andavano a fare i loro progetti, una via di mezzo
tra la carità e le solite muzungate, cose 'positive' per lo stile di
vita occidentale, a mio avviso incompatibili con l'Africa, ma questo -
come dire - è un altro discorso, della serie cchetelodicoaffà.
Abbiamo visitato tantissimi posti. Alcuni vanno raccontati, anzi scritti.
Il più duro, quello a Naniuki, un centro per malati di AIDS: dai
bambini sieropositivi ospiti del centro ai malati terminali
nell'ospedale, passando per la scuola, ai laboratori, ecc. Tutto
positivo, soprattutto per la dignità umana. Ma ai miei occhi quasi una
fabbrica per malati di AIDS. Il posto è gestito da alcuni italiani che
alla fine ti confessano che non possono fare prevenzione attiva, cioè
il preservativo, perchè sono legati alla chiesa. Certo, è difficile per
gli africani, culturalmente parlando, accettare un coso di plastica sul
pisello - ma il cattolicesimo basa la sua prosperità sulla disgrazia
dei poveri, che naturalmente devono continuare a rimanere poveri.
Soprattutto per fare camminare la macchina ecclesiale.
Ho visto il pozzo per l'acqua costruito con i nostri soldi – quelli
della Provincia di Cosenza, più precisamente – consegnati ad
un'associazione cattolica cosentina: un'incazzatura in più. Il pozzo è
artesiano, manca la pompa e vorrebbero acquistare un generatore di non
so quanti mila euro per succhiare l'acqua dalle viscere, ma il
generatore va a gasolio. Non vogliono – i promotori – liberarli dal
petrolio, dalla dipendenza, eppure le soluzioni eco-nomico/logiche ci
sono e costano anche meno rispetto al vecchio continente. Poi, giusto
un inciso: la Provincia di Cosenza per la raccolta dei fondi, organizza
una serie di concerti per vecchi il cui costo supera di 5-6 volte i
fondi poi effettivamente raccolti, non sensibilizzano i partecipanti e
la tirano ancora con il povero bambino africano.L'altro giorno è
ripartito, per la seconda volta.
Gli slums (le baraccopoli) gridano, sono diseredati, sono apolidi, sono
fantasmi, sono rifugiati gli abitanti, vivono con poco, quasi nulla, di
sicuro della spazzatura prodotta dal milione più ricco della città,
loro sono soltanto tre milioni.
Conosco decine di ragazzi che, nonostante le mille problematiche
quotidiane, hanno la volontà di voler dare un cambiamento alla loro
vita, sognano, ti parlano di mille cose. Quelli con cui ho
approfondito, nello slum di Mukuru, sono artisti. Hanno messo su un
progetto, Wajukuu, disegnano, fanno fotomontaggi al computer, insegnano
ed espongono; alcuni riescono anche a camparci. Io provo a seguirli,
vedremo cosa nascerà.
Ecco, mi sarei pentito se mi fossi perso tutto questo. Perdonate la
sconclusionatezza di queste mie righe, ma non potevo a-frica-rmene.
ciccionoto[@libero.it]
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