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Bifo, sulla polverizzazione del sapere, una lettera alla Centrale dell‘Arte

Contributo di Franco [Bifo] Berardi a Interfacce attivismo e nuove forme di comunicazione dalle telestreet alle radio streaming, per l'autonomia del conoscere. Università della Calabria - Forum dei Saperi, Settembre 2005 

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Bifo ci parla del sistema universitario italiano ed europeo e delle riforme universitarie, fatte in Italia dagli anni novanta in poi, che esplicitamente tendono ad una privatizzazione dei saperi inseguendo un modello esclusivamente economicista dove la produzione del sapere, attraverso la massimizzazione dei profitti, viene sottomessa ad una logica di frammentazione estrema che produce solo disumanità.

Leggere questo scritto in questi tempi, dove la tv pubblica è come non mai affollata da accademici che dichiarano il tutto ed il contrario del tutto, le parole di Bifo fioriscono e illuminano. Desolidarizzazione, saperi senza pensiero, disumanizzazione del sapere.

A questo punto, quale azione si tratta di costruire all’interno del circuito di produzione di sapere, per trasformare il luogo dell’ asservimento in un luogo di autorganizzazione?  Bifo alla fine ci indica una possibile e forse unica via d’uscita. 

1. Sapere precario e polverizzazione dell’università

Il movimento globale è messo a Seattle alla fine del secolo scorso ha saputo  incrinare il consenso verso la privatizzazione delle risorse fondamentali, e contestare il governo illegittimo sull’economia mondiale di organismi come il World Trade OrganizationW.T.O〉 e il Fondo Monetario InternazionaleF.M.I〉.

Ma non ha potuto consolidare questi effetti, perché non ha saputo trasferire l’enorme energia soggettiva accumulata con gli appuntamenti internazionali del movimento e attraverso gli organismi di base che lo hanno sostenuto in circuiti produttivi reali, nella ricerca tecnica, nella vita quotidiana. l’energia del rifiuto non ha saputo trasformarsi in pratica concreta di appropriazione, di liberazione, di trasformazione.

Ad esempio, per quanto nel movimento si sono ritrovati moltissimi ricercatori, non si è riusciti a consolidare delle strutture di auto-organizzazione della ricerca, eccezion fatta per il circuito del free software che preesisteva al movimento e che ne costituisce oggi la sola espressione sociale consolidata. Non si è compiuto il passaggio da movimento di contestazione a movimento di auto organizzazione dei produttori di sapere e di informazione. 

Ma questa incapacità non va imputata la volontà o la mancanza di volontà del movimento punto va considerata come un limite oggettivo interno alla composizione sociale dell’info lavoro, alla fragilità, psichica ancor prima che sociale, delle forme di vita che prendono forma nel circuito del lavoro precario. Il risultato dei processi di precarizzazione del lavoro ha creato condizioni in cui a un massimo di organizza abilità del processo lavorativo corrisponde il minimo di organizzazione delle forme di comunità sociale. 

Ogni produttore si considera ed è concorrente nemico di coloro che hanno i suoi stessi bisogni, che svolgono le sue stesse mansioni, che provo nei suoi sentimenti di frustrazione e di solitudine. La desolidarizzazione, avviata con le persecuzioni politiche con il processo di logico di pentimento obbligatorio degli anni ottanta, si è trasformata in un carattere essenziale del processo di Cooperazione produttiva. Il vero limite è la vera debolezza del Movimento anti Corporation è stato nella fragilità delle esperienze di comunità, nella debolezza del tessuto esistenziale. […]

[…] L’intelligenza è stata progressivamente e rischio di essere definitivamente sottratta all’umanità per essere usata contro l’umanità da parte del profitto.
Se questo accadrà, come sta cadendo, non vedo come potrà salvarsi qualcosa di ciò che abbiamo imparato a considerare semplicemente umano.
Uomini e donne sono sempre più crudelmente costretti e sacrificarsi alla divinità extra umana del capitale agli automatismi iscritti entro i sistemi tecnici di sottomissione.

La frammentazione dei processi di produzione di sapere, la scissione del rapporto tra esperienze sociali e astrazione scientifica agiscono come fattori della disumanizzazione del sapere.

Il processo di formazione dello spazio produttivo del sapere si è svolta attraverso la costruzione della teknosfera digitale diretta. sottomissione sociale dei lavori cognitivi e semiotizzazione del sapere hanno proceduto come due fenomeni collegati, due facce del medesimo processo. la dinamica della rete mostra una fondamentale duplicità: da una parte la sua espansione costituisce un aumento della potenza degli agenti sociali del sapere ma dall’altra parte, e contemporaneamente, sottomette la costruzione di sapere ad automatismi tecno-linguistici prodotti e modellati secondo il paradigma della competizione economica .

Ogni agente di senso, se vuole divenire produttivo, operativo, deve essere compatibile con il formato che regola gli scambi rendendo possibile l’interoperabilità generalizzata nel sistema. la dinamica di espansione della rete comporta dunque un effetto di compatibilizzazione degli agenti di senso, che si manifesta come riduzione o formato della competitività economica.
La potenza di internet si è così rapidamente rivelata come potenza di un sistema di depersonalizzazione, di annullamento delle marche di singolarità. Il sistema mediatico ha creato le condizioni per la riproduzione allargata di un sapere senza pensiero, di un sapere puramente funzionale, operazionale, sprovvisto di qualsiasi dispositivo di auto-direzione.

Per questa via si cancellano le premesse umanistiche implicite nella storia moderna.
Nei secoli di passaggio alla modernità borghese la rivoluzione umanistica e scientifica sfociò nell’autonomizzazione del sapere da ogni principio trascendente. Ma ciò a cui oggi assistiamo è proprio la ri-teologizzazione del sapere: la ricerca non può in nessun caso essere autonoma da quelle a finalità trascendente indiscutibile che perseguimento del massimo profitto.

Questa teologizzazione non avviene per forza di convinzione, né per forza di imposizione ideologica o repressiva. Si impone con la forza stessa dei formati che leggono accesso allo scambio generale. Da cui deriva un effetto di precarizzazione del sapere, in quanto il processo del sapere non trova in sé le proprie motivazioni, la propria continuità, ma si costituisce come espressione di una soggettività.

Soggetto del sapere non è più la persona umana ma la rete degli automatismi di cui le persone non sono che prestatori di tempo astratto di attenzione.

Il Capitale costituisce un principio trascendente della conoscenza e dell’Innovazione tecnica, e il sapere si produce e riproduce in condizione di dipendenza automatica. In questo senso il sapere si precarizza, perché perde il rapporto con la continuità esperienziale, vissuta, sociale, del soggetto di conoscenza. In questo senso l’economia capitalistica diviene una sorta di fondamento neo-teologico dell’azione conoscitiva e tecnica.

Naturalmente all’università tocca un ruolo essenziale in questo processo: la riforma dei sistemi universitari è finalizzata alla privatizzazione del sapere, e viene investita dall’effetto di dogmatizzazione neo-teologica. In Europa questo processo: la riforma dei sistemi universitari è finalizzata alla privatizzazione del sapere, e viene investita dall’effetto di dogmatizzazione neo-teologica.

In Europa questo processo di riforma, che si va informalmente realizzando da due decenni, è stato formalizzato nella carta di Bologna promulgata nel 1999. I due principi che la informano possono essere così formulati:

  1. Nessuna conoscenza è legittima se non rispetta il principio fondativo dell’economia del profitto;
  2. il  processo conoscitivo non ha più alcun soggetto concreto.

Esso diviene flusso di astratta competenza funzionale e compatibile con il primo principio fondativo.Il processo di trasformazione che ha investito l’università italiana (e l’università europea), e che mira ad omologarla a quella americana, ha come finalità la sottomissione integrale del processo di produzione di sapere al  processo di valorizzazione capitalistica e la separazione tra processo cognitivo e soggettività umana concreta.

La formula del 3 + 2,  che è il perno della riforma della universit’ italiana punta a suddividere il corso degli studi in due fasi: una di acquisizione   dei saperi funzionali, competenze di tipo esecutivo, durante il triennio che deve formare il lavoro cognitivo di massa.
Questo triennio fornisce gli elementi di formazione sufficienti per l’inserimento del mercato del lavoro, ma non fornisce Assolutamente una competenza di elaborazione autonoma, creativa, critica. il biennio, al quale hanno accesso solo parte degli studenti, è destinato invece a fornire elementi di conoscenza del contesto da cui traggono alimento le competenze specifiche precedenti. 

Come scrive Christian Marazzi in un saggio dal titolo “Ricerca e Finanza”
“l’orientamento generale è verso l’abbassamento della qualità della Formazione e di base (con la sostituzione della vecchia laurea con il Bachelor, o laurea breve) e la promozione di una formazione specializzata di tipo elitario (con i master a pagamento❭.
In Inghilterra, l’ottanta per cento degli studenti smette l’università dopo il bachelor, questo significa un brutale livellamento verso il basso del loro grado di formazione”
“Si tratta né più nemmeno dell’applicazione dei processi formativi dei principi che regolano la produzione flessibile post-fordista, con la privatizzazione dei costi della formazione (Aumento delle tasse universitarie costi aggiuntivi per la specializzazione) e la deregolamentazione legata alle esigenze dei settori industriali privati (concorrenza tra poli di formazione / ricerca universitari)”

Marazzi osserva anche che la ristrutturazione del sistema di formazione è accompagnata da una ricomposizione del lavoro cognitivo a livello mondiale.
La crisi del 2000 E anche la crisi della particolare specializzazione Mondiale della New Economy. la convenzione internet, che dire mercati tra il 1998 e l’inizio del 2000 che l’espressione del più vasto e strutturato processo di cognitivizzazione del lavoro, dello spostamento delle leve dell’Innovazione dei corpi separati della Ricerca e Sviluppo di fordiana memoria, ai corpi vivi della forza  lavoro.

I capitali, e dal resto del mondo confluiscono sui titoli azionari e obbligazionari di imprese quotate sui mercati borsistici statunitensi, inseguono letteralmente i flussi di ricercatori statunitensi, europei e asiatici che negli anni 90 vanno alla Silicon Valley, come un tempo i giovani attori che andavano a Hollywood. 

Separati dal corpo sociale emozionale l’intelligenza viene frammentata e resa compatibile con i codici di riconoscimento e di accesso alla rete dell’info lavoro, cioè al processo di compatibilizzazione generalizzate, faccia soggettivo essenziale del processo di digitalizzazione. Con il termine di “eccellenza” il linguaggio dell’impresa indica proprio questa compatibilizzazione del soggetto umano come sistema di automatismi digitali. Strana inversione, visto che eccellenza dovrebbe significare proprio il contrario (L’essere al di sopra della regola ) e invece, nel you speak dello schiavismo liberista, passa a significare la dipendenza perfetta del cervello individuale dalla rete di automatismi digitalizzati.

2. Per l’autorganizzazione dei saperi

L’automazione dei processi di formazione della forza-lavoro cognitiva e quindi della stessa condizione sociale secondo protocolli elaborati della Corporation che si occupa di global Mind Engineering, Microsoft Murdoch & company, diviene la linea di fondo della trasformazione del sistema di formazione.  Una volta che questo processo si è messo in moto è possibile fermarlo, sovvertire, modificarne il tragitto?
Non lo sappiamo, e al momento attuale tutto cospira a farci pensare che quel processo abbia caratteristiche dei irreversibilità, perché in esso sono impliciti dei meccanismi di auto rinforzo: la sottomissione funzionale  impoverisce la capacità di autoriflessione del lavoratore cognitivo e la qualità della sua esistenza, e l’impoverimento intellettuale ed esistenziale del lavoro cognitivo inevitabile rinforza la sua sottomissione.

Ma la complessità stessa di questo processo rende aleatoria ogni previsione, e l’imprevisto, forza dominante nella storia della società complessa. Può aprire prospettive al momento imprevedibili alle quali dobbiamo tenerci pronti il compito che la mutazione post-umana affida all’università è quello di formattare i cervelli individuali dei lavori cognitivi di elaborare le operazioni cognitive necessarie a rendere il cervello individuale compatibile con i flussi informatici universali.

La storia della modernità è legata in modo indissolubile alla storia dell’autonomia del sapere: non ci sarebbe stata fuoriuscita dal sistema teocratico medievale, né vi sarebbe stato lo sviluppo dell’impresa moderna come autonomia del sapere dalle macchine di potere. 

Perciò quello che sta accadendo nel rapporto tra università e sistema economico ha una pericolosità particolare: perché prefiguro un blocco progressivo delle dinamiche sociali, culturali. diviene perciò vitale la costruzione di ambienti sociali di produzione autonoma di sapere punto in un certo senso potremmo dire che questo è il compito finale che si pone all’iniziativa culturale e politica.

Ma quale azione si tratta di costruire all’interno del circuito di produzione di sapere, per trasformare il luogo dell’asservimento in un luogo di autorganizzazione?

Non è facile rispondere a questa domanda Anzi posso dire che non ne sono capace. in fondo rispondere a  A questa domanda vuol dire rispondere al quesito fondamentale del nostro tempo come è possibile tradurre il contenuto di libertà e di Potenza umana che proviene dalla storia moderna in un epoca che si definisce postmoderna proprio perché ha sostituito la rigidità di un formato epistemico alla dinamica e all’evoluzione? Quello che si può dire è che si tratta di un processo che coinvolge un aspetto sociale, la riproduzione dei lavoratori cognitivi, Un aspetto esistenziale, la ricomposizione di conoscenza ed emozionalità della vita quotidiana dei laboratori cognitivi, è un aspetto epistemico, la ricombinazione conoscitivo e tecnica degli elementi costitutivi dei diversi ambiti del sapere. 

Ma quali sono le direzioni che ci prefiggiamo in questo progetto di ricombinazione epistemica e di ricomposizione sociale? Vogliamo esporre la conservazione dell’umano al sopravvivere distopico è reversibile di una concatenazione postumana? Oppure vogliamo trasmettere alle generazioni post umane memoria delle forme di vita libera e di società egualitaria che l’epoca moderna riuscì a costruire, almeno in forma di possibilità? O vogliamo infine cercare i punti di biforcazione epistemica, pratica, esistenziale da cui fioriranno altre possibilità, al presente inimmaginabili?

L’università tende a divenire un luogo arido di mero addestramento per l’integrazione funzionale. una parte crescente, seppur minoritaria, della nuova generazione di studenti sta cercando qualcosa te lo visita non è più in grado di dargli.

Davvero Qui si presenta un problema inedito, agli intellettuali, agli scienziati, agli artisti: quello di costruire le condizioni di rituali e istituzionali per l’autonomia dei saperi e per la libera sperimentazione Libera dal Dogma economicista.
Ma il modo in cui questo verrà possibile non lo conosciamo. Esso è l’oggetto di una prima fase della ricerca, che non può essere distinta cronologicamente ma solo logicamente dalla fase successiva, quella che mira costruirà autorganizzazione nei diversi ambiti disciplinari a cui si applica il lavoro cognitivo. proprio perché vogliamo sottrarre il processo di produzione del sapere al formato tecno-epistemico che corrisponde al dominio del profitto economico parliamo di università nomade.

L’università nomade non deve avere il carattere di setta ideologica, né proporsi di propagandare dei valori etici, o degli obiettivi politici. Ciò che si tratta di trasmettere è un metodo epistemico, e un metodo  affettivo,  una tonalità del conoscere che si sottrae alla rigidità della compatibilizzazione.

 

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